Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il dramma di 2 milioni e mezzo di rifugiati dall’Afghanistan.

di Lorenzo Peluso.

Non potrà cambiare mai nulla in Afghanistan. E’ questa la convinzione comune tra i più giovani che ora più che mai lasciano il paese degli aquiloni. In fuga dai combattimenti e dagli attentati che ormai sono diventati ancora una volta, la normalità in Afghanistan. Dopo alcuni anni di stabilizzazione, apparente, il riaccendersi delle scontro tribale e l’avanzata costante dei talebani che stanno riprendendo il possesso del paese, ha prodotto un nuovo esodo che nei numeri non ha precedenti. Ad oggi, infatti, con 2 milioni e mezzo di rifugiati, l’Afghanistan è il secondo paese d’origine dei profughi registrati a livello mondiale. La meta per tutti o quasi è il vicino Iran. I numeri ufficiali parlano di circa un milione di rifugiati afghani nel solo Iran, in realtà le autorità di Teheran stimano in almeno altri 2 milioni di afghani non registrati. La provincia iraniana privilegiata dai profughi è Kerman dove, circa il 10% dei tre milioni di abitanti locali, sono afghani. La situazione rischia di creare una destabilizzazione dell’area. Sono almeno 130.000 i profughi afghani di Kerman che non hanno alcun documento, sconosciuti al governo iraniano e quindi senza alcun diritto. Migliaia di bambini, ad esempio, senza diritto allo studio. Il problema dei profughi afghani è al centro anche del dibattito europeo. L’Unione Europea infatti ha già stanziato quasi 10 milioni di euro per l’anno in corso a favore di queste migliaia di sventurati.  Il Commissario europeo, Chrístos Stylianídis, ha visitato l’Iran già due volte, sollecitando Teheran ad una maggiore attenzione verso i rifugiati afghani. Bruxelles spinge perché il sistema iraniano favorisca l’istruzione applicando il decreto che il Governo di Teheran ha approvato nel 2015 che ha aperto le scuole pubbliche a tutti i bambini rifugiati. Il ministero per i rifugiati ha chiarito che nella sola provincia di Kerman ad oggi ci sono ancora 10.000 i bambini che non hanno accesso alla scuola. In questa direzione lavora l’Europa anche grazie i suoi partners sul campo, come il Consiglio Norvegese per i Rifugiati, NRC.  la conferma arriva anche da Olivier Vandecasteele, Direttore della sezione Iran dell’Ong NCR, Consiglio Norvegese per i Rifugiati: “abbiamo sostenuto circa quaranta scuole nel paese. E’ stato fondamentale un aumento dei materiali scolastici;  sono state effettuate ristrutturazioni per riaprire alcune scuole. Abbiamo organizzato alcuni programmi per aiutare l’accesso all’istruzione a quei bimbi che erano rimasti esclusi dal sistema scolastico a causa del loro status per parecchio tempo e che avevano bisogno di corsi di apprendimento accelerati per integrarsi a scuola” ha riferito Olivier Vandecasteele. Il progetto europeo di cooperazione mira quindi a stabilizzare la presenza dei piccoli alunni iscritti alla scuola primaria in modo che possano poi frequentare, si spera, la scuola secondaria e magari anche l’università. E’ questa la grande scommessa.