Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il dolore e la sofferenza di un servitore dello Stato. La storia di Michael Louis Giffoni.

di Lorenzo Peluso.

La storia è molto complicata, nella sua semplicità. E’ una storia che proverò a raccontare, dopo aver raccolto lo sfogo, la delusione, la speranza e la consapevolezza di uno dei protagonisti. La storia ci porta nei Balcani, a Pristina precisamente. E’ li che ho incontrato ed intervistato un uomo, a mio modesto avviso, di grande spessore umano e culturale. Un uomo rispettoso del ruolo istituzionale e rigorosamente legato ai valori del vessillo chiamato a rappresentare. Lo incontrai quando ancora era ambasciatore italiano in Kosovo, Michael Louis Giffoni.
A Pristina, nel luglio del 2013, mi ricevette presso l’Ambasciata d’Italia per un’intervista. Era molto impegnato in quei giorni, infatti dopo anni di duro lavoro diplomatico, spesso in punta di fioretto, era riuscito a far portare in discussione al parlamento kosovaro per la ratifica, l’accordo tra Belgrado e Pristina, per la definitiva pacificazione dell’area. In quell’occasione, ricordo mi riferì che il suo mandato, già prorogato in più di un’occasione, era in scadenza ed “entro la fine dell’anno, mi preparo al ritorno in Patria, per un normale avvicendamento della rappresentanza diplomatica” affermò. Così fu, infatti. Con la fine del 2013 Giffoni ritornò a Roma, presso il Ministero degli esteri. Da li a poco però qualche cosa successe; trascorsero alcuni mesi e nel luglio del 2014, scoppiò lo scandalo dei visti falsi all’ambasciata di Pristina e che ha visto coinvolti alcuni funzionari che li operavano. Nella vicenda finisce anche Michael Louis Giffoni. Ne indagato ne in alcun modo responsabile di ciò che è accaduto. Tuttavia, il Ministero degli esteri lo sospende dalle attività. Una decisione che ha provocato disappunto, delusione e sofferenza del diplomatico di origini salernitane. Per chiarezza, occorre ricordare che lo scandalo ha visto protagonisti tre terroristi jihadisti, pericolosi islamisti di origine kosovara, entrati in Italia e di cui si sono perse le tracce, tranne che per uno che si è fatto saltare in aria in un attentato in Iraq. Degli altri due però si è persa ogni traccia. L’inchiesta nasce su impulso della Polizia europea "Eulex"; anche la Procura della Repubblica di Roma apre un fascicolo che vede coinvolti alcuni contrattisti dipendenti dell’ambasciata. Finisce nel vortice anche l’ambasciatore italiano a Pristina, Louis Michael Giffoni, che però, occorre ricordare non è indagato. Probabilmente la decisione di sospendere il diplomatico è quanto meno discutibile se è vero, come è vero, che a Giffoni non si attribuisce alcuna responsabilità. In realtà sono ben altri i funzionari che hanno tradito il ruolo e la funzione. E’ vero, sul visto dei tre jihadisti c’è la firma di Giffoni, ma come su qualsiasi passaporto c’è la firma del questore che certo non conosce di persona il richiedente. basterebbe questo per comprendere come il solo buonsenso avrebbe evitato dolore e sofferenza in un uomo che ha dedicato la propria vita al lavoro, rispettoso del ruolo e dell’istituzione chiamato a rappresentare. Verso la decisione di sospensione adottata dal Ministero degli esteri Michael Louis Giffoni ha presentato ricorso al TAR del Lazio, accolto e calendarizzato ad aprile l’udienza di merito. Nel frattempo Michael Louis Giffoni rimane alle dipendenze del Ministero, ma sospeso da ogni incarico. Addolorato per come la vicenda è stata trattata, soprattutto da un articolo di Repubblica, Giffoni si dice certo della sua innocenza. Tuttavia, la cosa che probabilmente lo ha ferito di più è proprio l’atteggiamento del Ministero degli esteri che con tanta facilità lo ha scaricato. Eppure Giffoni è uomo di grande esperienza internazionale, apprezzato in Europa per il delicato e straordinario lavoro fatto nei Balcani. Apprezzato a livello internazionale per la capacità di dialogo e l’estrema serietà, motivo per il quale in più di un’occasione gli è stato rinnovato l’incarico di Ambasciatore in Kosovo. Quanto dolore può provocare in un uomo l’irriconoscenza? Quanta sofferenza può provocare la notizia, falsa, di essere stato rimosso e rimpatriato. In realtà, come detto, Giffoni è tornato in Patria come programmato alla fine del 2013. Insomma, una storia italiana che certo merita chiarezza, ma anche probabilmente scuse ufficiali ad un uomo “stritolato” da quello stesso sistema che per molti anni ha servito con abnegazione ed impegno. Ora, null’altro c’è da fare, se non attendere il prossimo aprile e la decisione del TAR, intanto però il danno è fatto e forse nessuno pagherà per questo. ma questa è un’altra storia.