Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il divorzio sotto l’albero, a gennaio il 38% delle separazioni

redazione

Le vacanze di Natale non portano solo regali, serenità e cene in famiglia. Spesso la conflittualità, specie in periodi in cui le coppie trascorrono più tempo insieme, cresce di pari passo. La diretta conseguenza, una volta passata l’Epifania, è quella di rivolgersi all’avvocato per mettere fine alla propria unione. L’Istat, nel suo ultimo report sul matrimonio, evidenzia come nel 2015 sia aumentata l’instabilità coniugale anche a causa delle recenti variazioni normative. In particolare l’introduzione del “divorzio breve” ha fatto registrare un consistente aumento del numero di divorzi, che ammontano a 82.469 (+57% sul 2014). Più contenuto è l’aumento delle separazioni, pari a 91.706 (+2,7% rispetto al 2014). La durata media del matrimonio, al momento della separazione, è di circa 17 anni. Evidente e impietoso è anche il confronto con il passato: rispetto a quanto accadeva venti anni fa infatti, le separazioni sono aumentate del 70,7%. “Nella sola città di Milano, fra il 7 e il 30 gennaio si registra un incremento del 35% delle richieste di separazione, eguale solo al mese di settembre, in cui si verifica un fenomeno analogo – commenta così l’avvocato Lorenzo Puglisi, offrendo una panoramica sui dati raccolti ogni anno dall’Associazione FamilyLegal. Alla luce della rilevazione degli ultimi cinque anni a gennaio, in media, si concentra il 38% delle separazioni e i motivi sono da imputare in primis al termine abbreviato di sei mesi per poter chiedere il divorzio, dal momento che nella maggior parte dei casi le coppie in crisi puntano a sciogliere il matrimonio prima del periodo estivo. A Milano nel 2017 sono triplicate le richieste di separazioni o divorzi consensuali a scapito delle cause giudiziali. Nel capoluogo lombardo inoltre non solo aumentano gli affidi congiunti che sfiorano il 95% – ma sono cresciuti del 25% i padri che tengono i figli in misura paritaria rispetto alla loro madre, limitando conseguentemente l’importo dell’assegno di mantenimento che in media si attesta intorno ai 300 euro a figlio.