Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il Dio Assur di Faida, a 50 km da Mosul.

di Lorenzo Peluso.

Il nord dell’Iraq è la terra delle antiche civiltà. E’ la terra dell’antica Mesopotamia. Oggi il Kurdistan iracheno che racconta la grandezza della cultura antica dove nacque la scrittura. Una terra che stupisce e che racconta grazie alle sue straordinarie rivelazioni archeologiche. Nelle ultime settimane ben dieci rilievi sono stati scoperti dagli archeologi dell’università di Udine guidati dal professor Daniele Morandi Benacossi e  dal dottor Hasan Ahmed Qasim impegnati nella missione “Terre di Ninive”. Eccezionale la scoperta, Il Sovrano assiro che compare due volte al cospetto delle statue di sette divinità su dei piedistalli sorretti da animali, che guardano al corso dell’acqua. Dieci rilievi rupestri assiri venuti alla luce nella regione di Duhok, nel Kurdistan iracheno settentrionale. I dieci rilievi risalgono all’VIII-VII secolo a.C. sepolti per secoli ed ora venuti alla luce nello scavo archeologico di Faida, a  50 km da Mosul. Scolpiti lungo un antico canale d’irrigazione di quasi 7 chilometri di lunghezza, i pannelli imponenti, grandi 5 metri e larghi 2, sono iconografici della mitologia assira di divinità e animali sacri. Le figure divine rappresentano il dio Assur, la principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, sua moglie Mullissu, seduta su un elaborato trono sorretto da un leone, il dio della Luna, Sin, anch’egli su un leone con corna, il dio della Sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del Sole, Shamash, su un cavallo, il dio della Tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro, e Ishtar, la dea dell’Amore e della Guerra su un leone. Le fonti locali raccontano che il canale di Faida, alimentato da un sistema di risorgenti carsiche, fu probabilmente fatto scavare dal sovrano assiro Sargon (720-705 a.C.) si diramava in una rete di canali più piccoli che consentivano di irrigare i campi circostanti rendendo ancora più fertile la valle. La scoperta però la si deve già nel 1972 a Julian Reade, un archeologo inglese del British Museum, che aveva individuato l’ubicazione di tre bassorilievi sepolti lungo il canale, senza però poterli portare alla luce a causa dell’instabilità politica e militare che contraddistingueva la regione in quegli anni di aspro confronto fra i Peshmerga curdi e l’esercito del regime baathista. per gli archeologi italiani dunque un punto fermo da cui iniziare le ricerche già nell’agosto del 2012, con la spedizione archeologica condotta dal “Land of Nineveh Archaeological Project” dell’ateneo udinese, gli archeologi italiani sono riusciti a individuare sei nuovi rilievi lungo il canale di Faida. A sette anni di distanza, i rilievi rupestri assiri sono tornati alla luce grazie alla collaborazione fra l’università italiana e la Direzione delle Antichità di Duhok e al sostegno del Consolato italiano a Erbil.