Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il boogeyman “de noantri”.

Esiste l’uomo nero? Si, esiste, ed è molto vicino. Spesso veste gli abiti del professionista. State attenti dunque. Ma chi è l’uomo nero? L’uomo nero contrariamente a quanto si pensi, no è una creatura leggendaria, ma più semplicemente un essere amorfo, cattivo e oscuro. Vive ai margini della vita sociale, quasi si nasconde; insomma non  lo troverai mai al bar ad offrirti un caffè. Ritiene di essere furbo e di poter controllare alcuni mediocri di cui si circonda, così da poter ingrassare il suo ego. In realtà, questa è l’unica cosa che gli riesce bene, lui detta, ordina, ed i mediocri eseguono. per comprendere meglio chi è l’uomo nero è utile, come sempre nella vita, affidarsi alla letteratura. Negli Stati Uniti d’America è conosciuto come boogeyman; nei paesi ispanofoni invece lo chiamano El Coco. In realtà, il termine che spiega meglio chi è l’uomo nero è proprio Boogeyman. Un termine che deriva  dalla parola inglese Bogman usata per indicare uomini che, banditi dalle loro comunità (perché sconfitti sonoramente, ad esempio, in una competizione elettorale) erano costretti a rifugiarsi nelle torbiere, territori paludosi non reclamati da nessuno, in inglese Bogs. Ecco uno spunto interessante che aiuta a comprendere meglio la dinamica dell’uomo nero. Le torbiere, quei terreni paludosi, quegli ambiti torbidi, sporchi, insomma quei meandri dove lui si muove a suo agio. Tanto più tutto è torbido, tanto più c’è fango e melma, tanto più lui riesce ad agire, nascondendosi però. Si, nascondendosi dietro l’inettitudine dei mediocri di cui ama circondarsi e che manda allo sbaraglio.

Ne traccia un profilo molto interessante anche Stephen King nel racconto Il Baubau, contenuto nella raccolta A volte ritornano, dove si narra di un uomo che racconta al suo psicologo di come i suoi tre figli siano stati uccisi dall’Uomo Nero. Una metafora certo, di come agisce l’uomo nero. Il suo scopo infatti è uccidere, culturalmente, la società dove vive, in modo da poter avere un ruolo di primo piano; si circonda di inetti che può controllare, così lui prevale. La sua pericolosità però, badate bene, risiede proprio nella sua cattiveria. Quando infatti si trova dinanzi a persone che non riesce a controllare, intelligenti di loro, autonome, qui fa scattare la sua cattiveria provando ad intorbidire tutto, buttando fango e realizzando così quella torbiera dove è solito vivere. Ecco, insomma non è difficile capire chi è l’uomo nero che si nasconde in mezzo a noi. L’uomo nero è dunque una creatura oscura, legata alle tenebre, teme la luce a cui è vulnerabile e non può accedere ai luoghi dove essa regna. La luce, metafora di libertà, di certezza, di verità. Non è un caso infatti che i bambini hanno spesso l’abitudine di tenere una luce accesa in camera quando dormono, proprio per tener lontano il pensiero dell’uomo nero, fino a quando non arriva la luce del giorno. Ecco la risposta a tutto: lottare per salvaguardare la luce; difendere la luce, la verità.