Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il benessere del mondo occidentale e la “terra promessa”.

di Lorenzo Peluso.

bambini yemen fame

Il benessere del mondo occidentale è chiaro che oscura i drammi del mondo. In realtà nessuno di noi altri vuole rinunciare a nulla. Il nostro star bene, i nostri vizi e le nostre comodità, ottenute nei secoli con un percorso non sempre a misura d’uomo, hanno chiaramente provocato scompensi sociali ed economici in realtà del mondo a noi non troppo distanti ma lontane anni luce in termini di comprensione. Oggi, più che mai, viviamo e soffriamo, si fa per dire, il dramma delle migrazioni bibliche che, sia chiaro, non si fermeranno. Vere e proprie catastrofi umanitarie, sotto gli occhi di tutti, ma ignorate da tutti. L’Europa cieca e sorda, non vene e non ascolta il grido disperato di aiuto che arriva dal continente africano. E’ li che si consuma ogni giorno “la fine del mondo”. Un ripetersi ciclico di drammi sociali nel continente africano che ancora oggi è in preda a siccità e carestie. Fame e sete che distruggono le vite di milioni di persone in Somalia, in Sud Sudan nel Corno d’Africa ma anche in Nigeria e nello Yemen. Alla fame ed alla sete poi si aggiunge l’atrocità delle violenze tribali, delle guerre sconosciute; il terrorismo e le stragi di innocenti. Ancora una volta l’appello ai grandi del mondo, ma forse rivolto ad ogni cittadino del mondo, a coloro che conoscono solo il benessere, arriva da  Ginevra. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha lanciato un nuovo appello affinché non si ripeta una catastrofe umanitaria come quella verificatasi già  6 anni fa. Adrian Edwards, portavoce dell’Unhcr ha esortato il mondo ad aprire gli occhi.  “L’Unhcr ricorda alla comunità internazionale che la carestia del 2011 nel Corno d’Africa è costata la vita a oltre 260.000 persone, più della metà erano bambini di meno di 5 anni. Dobbiamo evitare ad ogni costo che si ripeta qualcosa del genere” ha detto Edwards. Occorre capire, comprendere perché milioni di persone si mettono in marcia nei deserti, si sottopongono a torture di ogni tipo, a privazioni e soprattutto sono disposti a lasciare la propria vita in mare, nel fondo del mediterraneo tentando il viaggio verso la “terra promessa” dell’Europa. Secondo l’Onu sono complessivamente più di 20 milioni le persone minacciate oggi dalla siccità nei 4 Paesi in questione. L’Unhcr coordina vari programmi d’intervento in Somalia, Sud Sudan, Yemen e Nigeria: programmi che ad oggi anno ricevuto solo tra il 3% e l’11% dei finanziamenti necessari. Probabilmente se solo riuscissimo ad aiutare a casa loro chi chiede aiuto, oggi più che mai pagheremmo diversamente il peso dell’immigrazione anche in Europa. Occorre un cambio di visione globale sulle realtà del mondo. non ci potrà essere soluzione al fenomeno migratorio dall’Africa verso l’Europa fino a quando chi vive nella fame, nella sete e tra la violenza delle guerre non intravede neppure una prospettiva di vita accettabile. In realtà, basterebbe riportare alla mente ciò che ha caratterizzato l’Europa agli inizi del secolo scorso per capire e quindi agire. Quando milioni di europei, italiani, irlandesi, francesi, spagnoli, persino tedeschi ed austriaci, hanno attraversato gli oceani per trovare vita in America, in Australia. Quelli, anche quelli, erano viaggi verso la “terra promessa”.