Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il 40% di tutti gli oppiacei, eroina e morfina, sequestrati nel mondo viaggia sulla rotta balcanica.

di Lorenzo Peluso.

La rotta balcanica. La possiamo definire in questo modo, quella linea sottile ed invisibile che solca le diverse nazioni che da oriente favorisce l’arrivo di droga e non solo in Europa. La “Global Initiative Against Transnational Organized Crime” ha pubblicato recentemente un report che si concentra sul crimine organizzato nei sei paesi dei Balcani occidentali. Ed individua i cosiddetti “hotspot”, ovvero le zone calde dove le attività del crimine organizzato si concentrano maggiormente. Nel rapporto si analizza la situazione generale fornendo un quadro di dettaglio delle  principali questioni che interesano i Paesi nei Balcani. Nasce così la cosiddetta rotta balcanica, interessata ad esempio dal traffico di armi verso il Medio Oriente. E’ chiaro che la posizione geografica dei Balcani occidentali è particolarmente interessante quale via d’accesso sia al mercato europeo sia a quello mediorientale. I traffici che scorrono sotto traccia sono certamente riconducibili alle droghe e le armi. Chiaro è che l’eroina prodotta in Afghanistan arriva nella regione balcanica attraverso la Turchia e la Bulgaria e poi prosegue verso l’Austria o l’Italia. Ma non solo. Anche le coste sull’Adriatico giocano un ruolo di primo piano. Dall’America del Sud le navi che trasportano cocaina arrivano nei porti balcanici. Poi c’è la questione Albania dove la cannabis viene prodotta ed esportata nei mercati di confine. Per non parlare del contrabbando di sigarette che rimane una delle maggiori attività illegali della regione. Nel rapporto si individuano gli “hotspot” del crimine, tutti luoghi di transito, intersezione e di confine dove a causa delle questioni interne è difficile il controllo. In questo contesto il Kosovo rappresenta un luogo baricentrico. Occorre considerare infatti che il Paese, non riconosciuto da molte nazioni ed organismi internazionali, non è membro di Interpol, Europol, Frontex ed Eurojust con la contestuale problematica della mancanza di relazioni anche in termini di indagini internazionali sulla criminalità. Tuttavia degli sforzi importanti si stanno compiendo, soprattutto grazie alle ottime relazioni che il Kosovo ha con l’Italia. Di recente infatti si è stabilito, in una conferenza internazionale a Napoli, che funzionari della polizia kosovara verranno addestrati presso la Scuola internazionale di Caserta nel contrasto alla criminalità organizzata. Non solo, perché nello stesso contesto è stato anche chiesto un supporto particolare all’Italia che dovrà inviare presso l’Accademia di sicurezza kosovara un rappresentante delle forze dell’ordine italiane per contribuire alla formazione tecnico internazionale dei nuovi addetti alla sicurezza. E’ chiaro che con la mancanza di accordi internazionali risulta difficile per la Polizia kosovara collaborare sul piano di indagini internazionali contro la criminalità. Con l’Italia però la collaborazione bilaterale offre molteplici spunti positivi. E’ stato infatti creato all’interno della Polizia kosovara l’Ufficio di cooperazione internazionale che collabora anche con l’ufficio italiano dell’Interpol; inoltre nell’ambasciata italiana in Kosovo c’è un ufficiale di collegamento col quale la collaborazione è costante. Sullo stesso piano anche il lavoro di intelligence sulla questione Foreign fighters. Il Kosovo infatti ha contato circa 335 cittadini, 256 uomini, 52 donne, 47 bambini, considerati combattenti attivi in Medio Oriente e Siria. Nell’aprile del 2019 sono stati rimpatriati 100  kosovari dalle zone di conflitto, di cui 4 uomini, 32 donne e 74 bambini. Si tratta di foreign fighters e di loro familiari che una volta rientrati in Kosovo sono stati accolti in una struttura apposita dove ricevono assistenza medica e psicologica. Insomma il Kosovo è terra complessa. In realtà i Balcani, in generale necessitano di attenzione massima da parte delle autorità europee per combattere la criminalità organizzata. Il 40% di tutti gli oppiacei, eroina e morfina, sequestrati nel mondo viene confiscato sulla rotta balcanica. la rotta balcanica si innesta sulla via che dall’Afghanistan che porta all’Europa passando per Iran, Turchia e sud est europeo. Affari ed interessi per miliardi di euro vengono gestiti con traffici, investimenti e riciclaggio. E’ questa la sfida dell’Europa che guarda ad est.