Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

"I piccoli Comuni non si cancellano per Legge". Intervista la Deputato Tino Iannuzzi.

redazione

L’on. TINO IANNUZZI, Deputato del PD, esprime ferma contrarietà alla decisione del Governo Berlusconi, trasfusa nel recentissimo DL. N.138/2011, di sopprimere in tutta Italia 1948 Piccoli Comuni, con popolazione sino a 1000 abitanti.
Si tratta di una scelta assolutamente sbagliata, del tutto ingiustificata, iniqua e mortificante per le piccole comunità. Con decreto legge e con una normativa confusa e pasticciata e che denota gravissima superficialità ed approssimazione legislativa, non si può cancellare e sopprimere un valore vero ed alto che vive da tantissimo tempo, il valore della identità, il senso delle radici, il legame forte con la propria comunità, l’orgoglio della appartenenza e l’amore per la propria Terra; né si possono cancellare ed annullare dal mattino alla sera storie e tradizioni secolari, patrimoni autentici di valori; né si può decapitare con un atto di imperio l’esistenza di Comuni, che sono da sempre la prima e naturale Istituzione nel rapporto diretto ed immediato con i cittadini. Privo, poi, di qualsivoglia fondamento è l’unico argomento demagogicamente messo in campo dal tandem Tremonti-Calderoli: un risparmio di spesa pubblica, clamorosamente smentito, invece dalla realtà e dalla verità dei fatti. Nei Piccoli Comuni, infatti, le indennità ed i gettoni di presenza per gli Amministratori ed i Consiglieri comunali sono assai ridotti e di minima entità ed anzi, in tantissime realtà, il mandato amministrativo è esercitato in spirito di assoluto volontariato e gratuitamente, senza che sia percepito ogni sia pur esiguo emolumento. Altro che risparmio! Ma la scelta del Governo è ancor più inaccettabile, visto che contraddice radicalmente le più recenti attività legislative. Negli ultimi mesi, la Camera dei Deputati – con votazioni unanimi di tutti i Gruppi parlamentari e sempre con il parere favorevole del Governo e dopo un intenso lavoro istruttorio in Commissione e con il generale apprezzamento di tante espressioni autorevoli dell’Associazionismo e della realtà culturale e economica – ha approvato due proposte di legge, ora all’esame del Senato: la “legge Realacci per la valorizzazione dei Piccoli Comuni e la “legge Iannuzzi-Foti” sui Centri Storici. Entrambe le proposte muovono nella direzione di rilanciare la “Piccola Grande Italia”, intendendo per tale tutti i Comuni fino a 5000 abitanti, senza assurde e irrazionali “eliminazioni”; una Italia che esprime un grande patrimonio di valori, di senso civico e di rispetto delle regole, ma anche esperienze di qualità nell’agricoltura, nell’artigianato, nella enogastronomia, risorse fondamentali per la cura e la tutela idrogeologica del suolo, per lo sviluppo ecocompatibile, una Italia ricca di bellezze naturali e paesaggistiche, di Borghi antichi, di beni culturali, di potenzialità spesso inutilizzate anche al fine di attrarre fette nuove e diversificate della domanda turistica. Una Italia che è stata perciò giustamente considerata una risorsa preziosa per l’intero Paese e per il suo sviluppo e che deve essere rilanciata con il recupero di popolazione residente e di attività economiche, con la salvaguardia dei servizi essenziali (Scuole-Poste-Sanità)- Proprio per perseguire questi obiettivi nelle due proposte sono previsti incentivi fiscali e finanziari, specifiche misure di semplificazione amministrativa e snellimento burocratico. E lo sviluppo della “Piccola Grande Italia” viene perseguito anche con la gestione congiunta e l’esercizio unitario ed associato fra più Piccoli Comuni confinanti e vicini delle funzioni e dei servizi comunali (Ufficio di Segreteria comunale, Servizio di Ragioneria, Ufficio Tecnico, Polizia Municipale, Gestione dei rifiuti). Questo processo di associazione nella gestione dei servizi, che peraltro è già ad un punto significativo di realizzazione, deve essere sempre più rafforzato, reso vincolante ed accelerato al massimo per conseguire efficienza ed economicità nella organizzazione dei servizi. Occorre ora in Parlamento eliminare questa norma che in Campania cancellerebbe 68 Comuni (11 nel Casertano, 9 nel Sannio, 18 in Irpinia, 30 nel Salernitano). Occorre battersi per porre rimedio ad una decisione assurda e priva di ogni motivazione, una decisione che offende una Italia vera e profonda, che lavora, rispetta le leggi ed adempie i suoi doveri, una Italia che vuole rimanere legata al proprio Territorio, una Italia che non deve essere indebolita, una Italia che c’è nel sentimento delle persone e delle comunità e che non può essere ridotta ad una sorta di Italia minore e marginale.