Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

I nonni aspettano in silenzio. Conoscono e sanno che arriverà l’autunno.

di Lorenzo Peluso.

E’ vero, in poco più di due mesi, la natura sembra essersi ripresa tutti quegli spazi occupati, spesso abusivamente dalla frenesia dell’essere umano. Corsi d’acqua puliti, finalmente; mare limpido. Stormi d’uccelli in volo. Suoi dimenticati che ora hanno un senso nuovo nelle nostre giornate fatte spesso di silenzio. La sera le strade vuote ed i vicoli illuminati solo dal bagliore delle finestre con le luci accese. Case che custodiscono vite sospese che si interrogano su un domani che giorno dopo giorno assume i contorni di un tempo infinito. Dai balconi, quasi per protesta sono scomparsi quei drappi inneggianti all’andrà tutto bene. In tv le attenzioni sono calamitate da stuoli di esperti, di ogni genere, che raccontano come tutti sarebbero in grado di trovare soluzioni diverse a problemi comuni. Sociologi, epidemiologi, economisti, imprenditori, lavoratori, padri e madri, docenti, sportivi, persino fidanzati, hanno preso il posto dei medici e degli infermieri. Al loro posto rimangono solo i politici. Cambiano le argomentazioni, anche i punti di vista e le opinioni, ora contraddittorie rispetto a due mesi fa, ma sempre loro. Le parole contagio, morti, terapia intensiva sono state sostituite, nel dibattito che interessa tutti, da altre parole. Soldi, crisi, interessi, scuola, tracciamento,  sierologia, calcio, campionato. Proteste. Persino messa. Parole vecchie con significato nuovo. I barbieri e parrucchieri si incatenano. Gli estetisti protestano. I lavoratori aspettano. I cassintegrati sperano. I professori universitari, invitati in tutte le trasmissioni televisive analizzano, pianificano, criticano. Rimangono in silenzio, osservano, non parlano, gli anziani. Solo loro, sembra siano coscienti dell’incoscienza generale che ha preso il sopravvento su tutti e tutto. Si sforzano di comprendere le ragioni di ognuno e le preoccupazioni di altri. Ascoltano, spesso non capiscono. Intanto, il tempo, troppo prezioso soprattutto per loro, continua a scorrere in silenzio. Il tempo del dolore, per quelle bare che intasavano le chiese, persino nelle sacrestie, in attesa di una degna sepoltura, è già passato. Ora è già tempo di bilanci, previsioni, conti che non quadrano. inchieste giudiziarie. Alla finestra, stormi di rondini modellano nel cielo forme nuove, quasi sconosciute, che dipingono l’azzurro del cielo, mai stato così limpido, di macchie nere, che oscurano persino il sole. Il verde dei carpini ha già rivestito le alture. L’attesa della neve che neppure si è fatta vedere, è già un ricordo. Era febbraio; siamo già a fine aprile. Nelle loro case i ragazzi ora sognano di tornare a scuole. chi lo avrebbe mai detto. Computer, tablet hanno dato una dimensione nuova alla figura che non c’è, dell’insegnante. Le moglie impastano farina ed acqua; sperimentano e si misurano con ciò che non avevano neppure mai osato fare. I capelli sono lunghi e persino il pelo sporco di cani e gatti, grida vendetta. Dpcm; anche questa è una parola nuova. Fase 2. Anche questa è parola nuova. RSA. Gli anziani tacciono e meditano sulle residenze per anziani. Eppure abbiamo sempre detto che il perno centrale delle famiglie italiane, sono i nonni, gli anziani. Abbiamo sostenuto che le famiglie riuscivano a sopravvivere grazie alle pensioni dei nonni. Che ai nonni affidavamo la cura dei nostri figli, noialtri costretti a correre ogni giorno a lavoro consapevoli di non sapere a chi affidare i figli. Abbiamo scoperto invece che gli anziani, i nostri nonni, li lasciamo nelle RSA, li qualcuno si può prendere cura di loro, meglio di noi forse. Ospedale da campo; covid center. Respiratore, ventilatore polmonare. Vaccino. Infusione sierologica. Tamponi di massa. Parole nuove. Nonni, famiglia, anziani. Parole vecchie con significato nuovo. La verità è che ci siamo stancati persino dei suoni nuovi, degli stormi di uccelli in volo. I numeri, quelli rimangono li a ricordarci che siamo ancora qui. Era febbraio, tra qualche giorno e maggio. Ieri, ancora troppi morti. Nuovi contagi; troppi. Verrà luglio, con esso il mare, forse. Poi settembre. I nonni aspettano in silenzio. Conoscono e sanno che arriverà l’autunno.