Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

I musulmani italiani tornano da oggi nelle moschee

redazione

L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia ha augurato un felice Eid al-Fitr,  a tutti i musulmani d’Italia. “Per noi non si tratta solo della festa che chiude il Ramadan, ma di una doppia celebrazione, perché essa sancisce anche il ritorno dei nostri fedeli in moschea dopo diversi mesi di lockdown”, ha sottolineato Yassine Lafram, Presidente dell’Unione. Nelle scorse settimane il Governo ha infatti siglato con la Chiesa cattolica e con tutte le sigle rappresentative delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni dei protocolli per tornare, a partire dal 18 maggio, nei luoghi di culto. L’Ucoii, però, così come le altre rappresentanze dei musulmani italiani, hanno deciso di attendere la fine del mese del digiunto di ramadan. L’Ucoii augura ai fedeli musulmani di tutta Italia “che Dio accetti il digiuno del sacro mese, le preghiere e ogni opera buona di questo mese e porti pace e benedizione nelle vostre case, con la speranza che la Fase 2 cominci nel miglior modo possibile”. Quest’anno, sottolinea l’organizzazione in una nota, i musulmani d’Italia hanno trascorso un Ramadan diverso, senza le consuete preghiere collettive in moschea, per non aggravare l’emergenza da Covid-19, le comunità islamiche sono rimaste isolate nell’intimità delle loro case anche dopo la firma del protocollo di riapertura. In concomitanza della fine del sacro mese del digiuno è cominciata anche la Fase 2, che permette ai fedeli di riaprire i luoghi religiosi, e di conseguenza anche le sale di preghiera islamica, ma sempre nel rispetto scrupoloso dei protocolli che servono ad arginare i contagi. Per cui l’invito dell’Unione ai fedeli è la massima prudenza e responsabilità nella frequentazione delle sale di culto che riapriranno a partire da oggi. Le linee guida pubblicate nei giorni scorsi dall’Ucoii elencano innanzitutto tutte le misure da prendere per preparare la riapertura in moschee e sale di preghiera: “Igienizzare tutti i locali, in particolare i tappeti, nel caso non sia possibile, si raccomanda di rimuovere i tappeti. Igienizzare gli oggetti avendo cura di rimuoverli, compresi Corani e libri. Preparare le sale di preghiera e/o spazi esterni con segnaletiche visive a terra che rispettino la distanza frontale e laterale di 1m (capienza massima al chiuso 200 persone – 1.000 all’aperto). Facilitare i flussi dei partecipanti distinguendo 2 corridoi: uno riservato all’entrata e uno per l’uscita. Durante l’entrata e l’uscita si raccomanda di tenere le porte aperte per favorire un flusso più sicuro ed evitare che porte e maniglie siano toccate. Rifornirsi di materiale igienico-sanitario: mascherine, gel igienizzante, guanti, dispositivi di protezione individuale. Si consiglia l’utilizzo di teli di plastica usa e getta sui tappeti”. I partecipanti alle preghiere “sono tenuti a indossare mascherine e rispettare la distanza di almeno 1m”, si legge ancora nelle linee guida. “E’ vietato ogni assembramento sia all’ingresso dell’edificio che all’interno. E’ vietato l’ingresso per chi è stato in contatto con persone positive a SARS-CoV-2 nei giorni precedenti; chi ha sintomi influenzali/respiratori; chi ha una temperatura corporea pari o superiore ai 37,5 C”. Quanto alla sala di preghiera, l’Ucoii stabilisce, ad esempio, che “ogni fedele dovrà venire con il proprio tappetino personale (già igienizzato), si raccomanda di svolgere l’abluzione nel proprio domicilio. Per la gestione delle scarpiere si consiglia l’utilizzo di calzari di plastica o la sistemazione delle scarpe nelle file in base all’ordine di entrata. Ogni fedele dovrà rispettare la segnaletica indicata per la distanza di 1 metro. Alla fine della preghiera si raccomanda l’uscita in modo ordinato per evitare assembramenti, partendo dalle ultime file della sala. Dopo ogni preghiera bisogna igienizzare i tappeti e i locali”. Quanto alla preghiera del venerdì, solitamente la più affollata, l’Ucoii raccomanda “più turni di preghiera igienizzando dopo ogni turno”, di “ridurre il più possibile la durata di Khutbat al-Jumuaa, il sermone del Venerdì”. E “nel caso la comunità islamica non sia in grado di rispettare le indicazioni, la moschea/sala di preghiera dovrà rimanere chiusa”. L’Ucoii “sconsiglia” la partecipazione alle preghiera collettive in moschea o in sala di preghiera a “persone che soffrono di malattie immunodepressive; persone che abbiano malattie e complicazioni di salute pregresse; anziani sopra i 70 anni d’età; bambini fino a 14 anni”.