Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

I figli dell’euro. Per la prima volta al voto i nati dopo il 2000

di Giancarlo Guercio

Il prossimo 26 maggio tutti i cittadini degli Stati membri della Comunità europea saranno chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento europeo. Per la prima volta voteranno anche i neomaggiorenni nati dopo il 2000: i “figli dell’euro”. Ricordiamo tutti, quelli più maturi, cosa significò a livello monetario ed economico l’anno 2000. Entrò nelle teste di tutti il numero 1.936,27 che indicava il rapporto tra lira ed euro. Sul momento non fummo in grado di capire se quella nuova valuta ci facesse più ricchi o più poveri (l’impressione immediata fu che tutto costava meno). Ma l’amara verità la rivelò la tasca: i soldi si erano di fatto dimezzati. Il 2000 e 2001 furono gli anni della transizione e l’euro entrò completamente in vigore solo il 1° gennaio 2002, lasciandosi alle spalle la cara, vecchia lira. Per capire alcuni rapporti, oggi del tutto improponibili, basti considerare che per una pizza margherita e una coca occorrevano, a fine 2001, circa 6.500 lire (meno di 4 euro) e che un litro di benzina costava 1.900 lire, ossia 99 centesimi di euro! Tuttavia l’intenzione non è quella di fare un processo all’euro, alla moneta, e al sistema politico-economico messo in piedi con la realtà europea.

L’Europa rappresentava un approdo necessario non solo per gli Stati che la compongono ma anche per tutto l’Occidente. La stabilità sociale ed economica raggiunta grazie alla formazione della Comunità europea è una garanzia per l’intero globo, anche se molto dovrà ancora farsi in termini culturali, sociali ed economici. Bisogna guardare con grande fiducia all’Europa, alla opportunità che rappresenta per tanti cittadini europei, soprattutto in termini di veicolazione del sapere e delle idee, degli interscambi culturali, professionali ed economici, della coscienza occidentale vera. Bisogna sentirsi cittadini europei, in solidarietà con donne e uomini residenti in Stati apparentemente lontani dal nostro, ma in realtà vicini e simili per infinite ragioni. Chi ne beneficerà molto saranno soprattutto i più giovani, quelli che sono nati dopo il 2000, coloro che vivono una coscienza europea, data ad esempio dai programmi Erasmus, Leonardo, dal Servizio civile internazionale, dai dedicati programmi internazionali. Quella dei giovani è forse la generazione che sarà capace di mettere in atto il meraviglioso Manifesto di Ventotene promosso da Altiero Spinelli ed Ernesto Rosso, connazionali convinti europeisti che attraverso le loro suggestive stimolazioni instillarono una sensibilità nuova, un senso di appartenenza, allora come oggi, utile e necessario. L’auspicio è che i ragazzi diciottenni chiamati alle urne prendano in seria considerazione il valore dell’espressione elettorale e che si rechino alle urne con una coscienza civica matura, col senso della cittadinanza europea, e sostengano quei rappresentanti capaci di garantire la tenuta di un sistema di pace, di solidarietà, di condivisione e compartecipazione; l’augurio è che i giovani possano rappresentare le colonne di una società nuova, accogliente e multiculturale, brillante e prolifica. Ai giovani figli dell’Euro, il destino dell’Europa!