Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

I due Matteo e l’ombra di Draghi a palazzo Chigi.

di Lorenzo Peluso.

Il male del nostro Paese è la classe politica dell’ultimo ventennio. Ignorante, arrogante ed inconsistente. La responsabilità è degli italiani, sia chiaro. Tra tutti però, il peggio, lo stanno dando le forze di opposizione. Neppure in questi giorni di emergenza da Coronavirus infatti, gente come Matteo Salvini ha mai smesso di puntare ad una crisi di governo. Altro che clima di unità nazionale – più volte auspicato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella – al punto che ora si guarda con molta attenzione alla figura di Mario Draghi per un governo “istituzionale”. Un Mario Draghi che alla guida di un nuovo governo, dovrebbe occuparsi della “ricostruzione post Covid-19”. Che ci sia un disegno politico in atto, in tal senso, lo dimostra anche l’uscita a gamba tesa dell’ex presidente della Bce sulla questione debito dei Paesi europei. Lo ha fatto, non sono certo sbagliate le sue osservazioni, ma certamente in linea con chi spinge per aprire velocemente una crisi di governo in Italia. Su Draghi infatti nessuno potrebbe apporre veto.  Non solo Salvini ma anche l’altro Matteo, quello della “rottamazione”. Matteo Renzi, vestiti i panni dell’economista, sposa le parole di Draghi. “Mario Draghi indica la strada quando dice che certo bisogna fare debito ma bisogna farlo per dare liquidità alle piccole e medie imprese perché rischiano di morire”, ha affermato il leader di Italia viva rivolgendosi al presidente del Consiglio Conte. In realtà le parole dell’ex presidente della Bce hanno trovato immediato riscontro anche nel sempre verde Pierferdinando Casini, così come in Loredana De Petris di Leu e il capogruppo di Forza Italia, Annamaria Bernini. Insomma il centrodestra prova  fare squadra e reimposta la strategia attendista per le elezioni, quando ci saranno, con l’obiettivo di togliere da palazzo Chigi Giuseppe Conte. Dunque l’uomo che fa al caso è Draghi. Anche Silvio Berlusconi elogia Mario Draghi, rivendicando peraltro il merito della sua nomina alla guida della Bce. In verità per Berlusconi il nome di Draghi, considerando la caratura,  sarebbe meglio spenderlo nel prossimo futuro per il Quirinale. La conferma arriva dalle parole di Antonio Tajani: “non è il momento di perdere tempo in esercizi di Palazzo”. In realtà non c’è tutta questa sintonia nel centrodestra, anzi. Chi fa chiarezza infatti è Giorgia Meloni, nettamente contraria all’ipotesi di un governo di unità nazionale. Dunque a spingere sono i due Matteo. Uno, magari in questo momento di grande necessità e bisogno economico per il Paese, potrebbe forse tirar fuori i 49 milioni di euro della Lega, scomparsi nel nulla, e che lo Stato aspetta che vengano restituiti. Con 49 milioni di euro, quanti respiratori, posti letto e presidi di emergenza potremmo destinare agli ospedali italiani? L’altro, il Matteo di Firenze, beh lui è ben cosciente che gli italiani non gli affiderebbero neppure il carrello della spesa. Quindi sa bene che la sua fortuna politica basata sullo “stai sereno” ora non funziona più. Dunque deve rigenerarsi sulle macerie di un Paese scaricando la responsabilità a chi ora è al governo, se pur sostenuto dal suo stesso schieramento, ma per opportunità non per la causa. L’Italia ora ha bisogno di altro: di persone che lavorano in silenzio, che agiscono per il bene comune, che insomma si mettono al servizio del Paese che, ora più che mai, di tutto ha bisogno, tranne che di crisi politiche e di elezioni a breve.