Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

I diritti delle donne. In Arabia Saudita 10 attiviste a processo dopo un anno in carcere

di Lorenzo Peluso.

I diritti, si, l’illusione di pretenderli. Si è aperto a Riad il processo nei confronti di dieci attiviste per i diritti civili saudite, in carcere da quasi un anno in una vicenda che sollevato la critiche globali sul rispetto dei diritti umani nel regno dopo l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. Loujain al-Hathloul, Aziza al-Yousef, Eman al-Nafjan e Hatoon Al-Fassi sono tra le donne che sono comparse davanti alla Corte penale della capitale saudita dove il presidente Ibrahim al-Sayari ha letto i capi d’imputazione in un’udienza a porte chiuse. Le donne fanno parte di un gruppo di importanti attivisti che a maggio scorso, poche settimane prima della fine del divieto di guida alle donne nel regno, furono arrestati, cinque uomini e quattro donne, con l’accusa di “sabotare la sicurezza e la stabilità e l’unità nazionale del regno” sostenendo elementi ostili all’estero. I media di Stato li avevano definiti traditori e “agenti di ambasciate”, irritando i diplomatici stranieri. Il fratello di Al-Hathloul ha twittato ieri sera che il processo è stato trasferito alla Corte penale dalla corte specializzata penale, nata per occuparsi di casi di “terrorismo”, che spesso viene usata per processi politici. La procura del regno non ha ancora specificato le accuse. Secondo Amnesty International, al-Hathloul no ha avuto accesso alla rappresentanza legale. “Temiamo che sarà processata per capi d’imputazione di terrorismo per il suo lavoro pacifico in difesa dei diritti umani” ha twittato l’ong globale. La scorsa settimana 36 Paesi, tra cui tutti i 28 europei, hanno chiesto a Riad di rilasciare gli attivisti, in una rara censura nei confronti del reame petrolifero al consiglio diritti umani dell’Onu. Nel corso di recenti visite il capo della diplomazia americana Mike Pompeo e il collega britannico Jeremy Hunt hanno detto di aver sollevato la questione con le autorità saudite in visite recenti.

Gli attivisti hanno detto che alcune prigioniere, tra cui la 29enne al-Hathloul, sono stati detenute in isolamento, maltrattate e torturate con scariche elettriche, frustate e aggressioni sessuali. le autorità saudite negano le accuse. Gli altri prigionieri sono Nouf Abdelaziz, Mayaa al-Zahrani, Samar Badawi, Nassima al-Saada, Shadan al-Onezi, Amal al-Harbi e Mohammed al-Rabia, secondo le ong per i diritti civili. Al-Hathloul, che ha lottato per la fine del sistema di tutori maschi in vigore nel regno, è stata arrestata due volte, una volta nel 2014 per 73 giorni mentre tentava di entrare in Arabia Saudita dei vicini emirati al volante di un’auto. Nel 2015, la rivista Arabian Business l’ha classificata come la terza donna più potente del regno proprio per il suo coraggioso attivismo. Al-Nafjan e al-Yousef hanno partecipato a una protesta contro il divieto di guida nel 2013. Nel 2016 al-Yousef ha anche lanciato una protesta, che al-Nafjan e al-Hathloul hanno firmato, per chidere al fine del sistema dei tutori, che obbliga le donne a ottenere il consenso di un familiare maschio per qualunque decisioni importante. Secondo attivisti e diplomatici gli arresti potrebbero essere un tentativo di accontentare l’ala più conservatrice della gerarchia saudita che si oppone alle riforme sociali promosse dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Ma potrebbero anche essere un messaggio agli attivisti a non disallinearsi dall’agenda del governo. Il principe ha corteggiato l’Occidente per sostenere le sue riforme, ma la sua reputazione è stata offuscata dopo che agenti sauditi hanno ucciso Khashoggi, un insider del regime diventato oppositore, a ottobre al consolato saudita di Istanbul.