Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

I demoni a cavallo del Sudan. Ecco chi scappa dal deserto sahariano.

di Marco Marra.

I Sudanesi in Italia rappresentano circa lo 0,05% degli stranieri presenti in Italia concentrati soprattutto nel Lazio, in Lombardia ed in Sicilia. La scorsa settimana ho avuto il personale piacere di incontrare un ventitreenne originario del Darfur che da due anni vive in Campania, prima nell’alta Irpinia ed ora a sud di Salerno, sotto la protezione del progetto ministeriale nazionale SPRAR. Quale buon motivo, dunque per chiarire il motivo per il quale molti sudanesi sono giunti in Italia ed in Europa. Il Sudan è un paese tristamente noto soprattutto per la regione del Darfur, territorio-martire dello stato sahariano. Da questa regione provengono la maggioranza dei sudanesi che vivono all’estero (soprattutto gli stati prossimi al confine). Il Darfur ricopre tutta la fascia occidentale dello stato sahariano, estendendosi dal confine settentrionale con la Libia a quello meridionale con la Repubblica Centrafricana. La maggior parte della popolazione si concentra lungo il confine col Ciad, nazione che ad oggi accoglie numerosi profughi provenienti dalla suddetta regione. Quella del Darfur è oramai per molti una storia tristamente nota, che vede susseguirsi, dagli anni ottanta dello scorso secolo, numerose guerre e crisi umanitarie, facendo sì che la regione sia considerata un vero e proprio inferno. Da sempre la nazione è un incrocio tra il mondo mediorientale, quello subsahariano e quello cristiano etiope. Una realtà dove anche le etnie si sono nel tempo facilmente mescolate infatti, nel paese sono presenti numerose gruppi etnici e di origine autoctona e di origine araba, ma stanziatevi da lungo tempo all’interno dei confini sudanesi. Dopo aver giovato del principio sancito internazionalmente dell’autodeterminazione dei popoli, il Sudan ottenne l’indipendenza dal protettorato egiziano nel 1953. Tuttavia, la povertà degli abitanti e le pessime condizioni climatiche che affliggono il paese fanno sì che risulti essere, ancora oggi, una delle nazioni più povere al mondo. Politicamente la situazione peggiorò nel momento in cui salì al governo, dopo un colpo di stato, Al-Bashir. Questi, esponente del fronte musulmano più intransigente, in poco tempo riuscì ad imporre un governo che piantava le sue basi nella rigidità religiosa. Nel 1991 lo stesso promulgò un nuovo codice penale ed introdusse anche la legge coranica: la Sharia. Facendo sì che chi rappresentasse la legge dovesse tenere conto di entrambe le fattispecie giuridiche. Con gli islamisti al potere la situazione nel Darfur peggiorò. A farne le spese furono soprattutto i nomadi autoctoni di etnia Fur, che da anni erano vittime delle violenze dei Janjawid (demoni a cavallo). Quest’ultimi sono una tribù nomade di etnia araba originaria del delta del Nilo. Gli stessi tutt’ora sono appoggiati dal governo di Al-Bashir, che in più occasioni ha chiuso gli occhi innanzi alle dure violenze perpetrate dagli stessi, dimenticando in più occasione anche dello stesso conflitto che ne derivò. Il motivo essenziale che ha portato allo scontro etnico sul territorio sudanese del Darfur è legato al controllo della regione, che seppur risulta inaccessibile ed inospitale a detta di molti ospiterebbe grandi giacimenti di idrocarburi. Da qui possiamo facilmente capire come mai nel tempo l’interesse dell’élite di etnia araba di Khartoum abbia spostato, anche ferocemente, il suo interesse verso l’ovest del Sudan. Al 2003 i dati sulla guerra che per più di un decennio ha infuocato il Darfur lasciavano poco spazio all’immaginazione circa di 300.000 morti ufficiali, mentre i profughi sarebbero all’incirca 2,7 milioni sparsi in giro per il mondo tra cui anche il nostro paese. A seguito delle denunce della popolazione civile gli Usa avevano lanciato la denuncia di genocidio commesso ad opera dei Janjawid nei confronti delle tribù autoctone. Denuncia che è stata smentita da un rapporto dell’Onu del 2005. Dall’accordo di pace nel 2008 ad oggi la situazione sembrerebbe essere migliorata, tuttavia persistono gravi problematiche evidenziate da vari organismi non governativi. Di nuovo c’è che Al-Bashir, a vent’anni dall’inizio del suo feroce governo è accusato di crimini di guerra, poi di genocidio condanna che poi cadrà. Nel 2013 gli scontri riprendono ed inesorabilmente il percorso dei sudanesi verso nord riprende. Insieme agli Etiopi, Somali ed Eritrei, i Sudanesi formano la tristemente nota rotta del corno d’Africa nelle quali vengono perpetrate le peggiori vessazioni.