Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

I costi della nostra democrazia

I costi della politica sono da sempre nel mirino dei cittadini, stanchi innanzitutto, della pressione fiscale che affievolisce i bilanci familiari. Un peso economico enorme che si avverte ancor di più, se ciò è possibile, in un momento di grave recessione come quello che sta attraversando il nostro paese.
In questi giorni di festeggiamenti dell’Unità Nazionale, appare opportuno comprendere quanto ad esempio ci costa la nostra rappresentanza democratica alla guida di questa Italia. La domanda ricorrente che tanti cittadini si pongono è: ma quanto ci costa realmente la nostra classe politica? Una domanda che diviene ricorrente soprattutto quando si avvicina la scadenza del pagamento delle tasse. Di questi giorni l’arrivo nelle case degli italiani dei modelli CUD, formulario essenziale per il calcolo dei doverosi tributi che ci apprestiamo a versare entro il prossimo mese di giugno. Premesso che conoscere gli emolumenti della nostra classe politica non è impresa facile, proviamo, ad esempio, ad analizzare, anche se sommariamente, quanto ci costa la Camera dei Deputati, con 630 nostri concittadini che eletti occupano gli scanni di Montecitorio e quanto spendiamo per gli scanni occupati a Palazzo Madama,sede del Senato della Repubblica, con altri 315 rappresentanti dei cittadini italiani. Premesso che l’indennità, così è definito lo stipendio dei parlamentari, è prevista dalla Costituzione all’art. 69 , viene determinata in base alla legge n.1261 del 31 ottobre 1965. La stessa è fissata in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione alla quale viene equiparata. Tale misura è stata rideterminata in riduzione dall’art.1, comma 52, della legge 23 dicembre 2005, n.266 (legge finanziaria per il 2006). L’indennità è corrisposta per 12 mensilità. L’importo mensile attualmente è pari a 5.486,58 euro, al netto delle ritenute previdenziali, circa 784,14 euro, ed assistenziali, altre 526,66 euro, della quota contributiva per l’assegno vitalizio, altri 1.006,51 euro e della ritenuta fiscale, circa 3.899,75 euro. Sull’importo netto vanno trattenute le imposte addizionali regionali e comunali, la cui misura varia in relazione al domicilio fiscale del deputato. A conti fatti possiamo dedurre che per i nostri Deputati, lo stipendio mensile approssimativamente è pari a 15.000,00 euro a cui vanno aggiunte le varie aggiuntive e tutti i vari benefici e privilegi. Per i nostri Senatori la storia non cambia. Ogni scanno di palazzo madama porta a casa approssimativamente 17.000,00 euro mensili più naturalmente le varie aggiuntive ed i vari benefici e privilegi. Entrare in Parlamento quindi è un vero e proprio affare. Secondo uno studio presentato a Gaeta al 10° convegno europeo della Fondazione Rodolfo De Benedetti, “Il mercato del lavoro dei politici”, che ha analizzato le carriere degli uomini politici italiani a partire dal secondo dopoguerra, il neoeletto vede il suo reddito lievitare del 77% già nel primo anno di attività, rispetto all’anno precedente, e da questo momento in poi, può sicuramente dormire tranquillo. Possono riposare tranquilli anche perché i nostri parlamentari hanno diritto alla pensione dopo lunghi 35 mesi di attività in parlamento. La grande maggioranza dei cittadini  italiani, viceversa, può sperare nella pensione solo dopo il versamento di ben 35 anni di contributi. Da studi effettuati sembra che la sola Camera dei Deputati costa al cittadino 2.215,00 euro al minuto. Insomma un costo esorbitante per mantenere la rappresentanza democratica nel nostro Parlamento. Verrebbe da chiedersi, a questo punto, se davvero è legittimo mantenere a Roma parlamentari che poi, in un momento di alto profilo istituzionale, quale i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, decidono di non onorare il nostro Tricolore e magari disertare in massa gli eventi in onore di un popolo che sommessamente accetta l’attuale legge elettorale e quindi l’attuale classe politica. Una domanda a cui è davvero difficile trovare una risposta ma che certamente merita la riflessione della società civile soprattutto in questo mezzogiorno troppo spesso dimenticato.