Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Governo – Per Boccia: ragazzi che devono imparare a rispettare la libertà di critica

redazione

“Pensiamo che questo governo debba maturare. Alcuni suoi esponenti sono ragazzi che a loro dire vogliono migliorare il Paese, ma devono imparare a rispettare il valore della rappresentanza e della libertà di critica. Invece assistiamo a continue minacce: i giornali muovono appunti e allora si fa una legge per togliere loro i contributi; qualche nostro imprenditore dissente e guarda caso ci dicono che interverranno proprio nel settore in cui opera; i sindacati vanno in piazza e nel mirino finiscono le pensioni dei sindacalisti; la Banca d’ Italia dice che la manovra non va bene e allora va azzerata; noi difendiamo le imprese e ci vogliono punire dal lato delle aziende partecipate”. Lo spiega Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria. Col Governo “abbiamo difficoltà a capirci. Per esempio: noi da tempo diciamo che ci vorrebbe una manovra compensativa, perché ci rendiamo conto che, con l’ arrivo della recessione, non si può fare una manovra aggiuntiva che aumenti il deficit e il debito. Allora, in uno spirito costruttivo, diciamo al governo: guarda che solo per parlare delle opere sopra 100 milioni di euro, ci sono 26 miliardi già stanziati con i quali si potrebbero aprire i cantieri e far crescere il Pil di un punto in tre anni. Se ci mettiamo anche i lavori sotto i 100 milioni e un uso intelligente dei fondi di coesione europea, potremmo fare molto di più. Facendo questo e sbloccando Tav e trivelle, si avrebbero 450 mila posti di lavoro aggiuntivi. Ma il governo non ci risponde nel merito mentre si scatenano gli squadristi della rete”. Boccia sottolinea che “c’è un brutto clima. Facciamo un altro esempio. Noi non critichiamo il reddito di cittadinanza perché siamo contrari ad aiutare i poveri, ma facciamo delle osservazioni di merito. Diciamo che non è con i navigator, a loro volta precari, che si creano i posti di lavoro, ma con lo sviluppo. E diciamo pure che 780 euro al mese di reddito in molti casi scoraggiano le persone dal cercare lavoro. Allora ci attaccano e ci insultano, dicendo che i salari sono troppo bassi. Ma lo sanno che sul netto che va al lavoratore si aggiunge il 120% di tasse e contributi? Insomma, serve un confronto vero, nel merito delle questioni, non a colpi di tweet. Il governo, invece di etichettare come buoni quelli che gli danno ragione e cattivi quelli che lo criticano, dovrebbe per esempio chiedersi perché i sindacati scendono in piazza e con loro anche gli imprenditori preoccupati per il blocco dei cantieri”.