Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Gli USA bloccano l’export di petrolio iraniano

redazione

Il presidente Donald Trump ha deciso di non rinnovare, alla loro scadenza all’inizio di maggio, le esenzioni per l’import di petrolio iraniano. Lo ha annunciato la Casa bianca, spiegando che la decisione “mira ad azzerare l’export di petrolio iraniano, negando al regime la sua principale fonte di entrate”. Tra gli otto Paesi cui erano state concesse le esenzioni c’era anche l’Italia. Tre degli otto Paesi esentati avevano comunque già cominciato a ridurre la loro importazione di petrolio dall’Iran: Italia, Grecia e Taiwan. Gli altri cinque sono Cina, India, Turchia, Giappone e Corea del Sud. L’Italia è da tempo il maggiore acquirente europeo di greggio iraniano. La qualità iraniana più utilizzata dalle nostre raffinerie è quella pesante, adatta per i bitumi. Secondo gli ultimi dati dell’Unione petrolifera italiana, nei primi otto mesi del 2018 l’Italia ha importato dall’Iran 5,2 milioni di tonnellate di greggio. Per quanto questo volume mostri un calo del 10% rispetto ai primo otto mesi del 2017, l’Iran resta il nostro terzo esportatore con una quota del 12,5% sull’import complessivo di petrolio, dietro all’Iraq e all’Azerbaijan (nostro primo fornitore). Le maggiori raffinerie italiane, che peraltro hanno raggiunto un livello tecnologico che consente loro di processare diversi tipi di greggio, si erano comunque da tempo preparate, diversificando gli approvvigionamenti. Il nostro sistema è peraltro molto flessibile. “Il nostro Paese ha una grande flessibilità- assicura l’Unione petrolifera-. Importiamo greggio da circa 30 Paesi. Peraltro avevamo iniziato a diversificare maggiormente gli approvvigionamenti da tempo in modo da prepararci all’embargo sull’export iraniano”.