Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Gli investigatori del caso Consip sono accusati di aver depistato le indagini

redazione

Gli investigatori del caso Consip che sono accusati di aver depistato le indagini hanno avuto una misura interdittiva che li sospende dall’esercizio dell’attività di carabiniere per un anno. Il provvedimento deciso dal gip Sturzo su richiesta del pm Palazzi riguarda gli ufficiali dell’Arma il maggiore Gianpaolo Scafarto e del colonnello Alessandro Sessa. Il provvedimento del giudice riguarda nuove contestazioni di depistaggio. Sessa e Scafarto sono accusati, in pratica, di aver volontariamente distrutto documenti, e conversazioni whatsapp, per eliminare prove utili. L’aver disinstallato l’applicazione dagli smartphone senza aver predisposto alcun backup è indice di un atteggiamento doloso e teso a nascondere la propria attività. E’ una vicenda “nuova” quella che viene contestata dal gip Gaspare Sturzo nell’ordinanza e che riguarda il maggiore dei carabinieri, Gianpaolo Scafarto e il colonnello dell’Arma, Alessandro Sessa. Una vicenda di depistaggio emersa solo dopo la ‘lettura’ delle memorie degli smartphone dei due ufficiali. Per tutto questo il giudice ha emesso una misura interdittiva di un anno, che sospende dall’ufficio. Scafarto sinora aveva le accuse di cinque falsi e due rivelazioni del segreto d’ufficio: una verso l’Aise (il Servizio Segreto estero), e l’altra verso il giornalista del quotidiano La Verità, Giacomo Amadori. Nel dettaglio i falsi contestati a Scafarto sono invece: l’aver attribuito all’imprenditore Alfredo Romeo una frase che indicava il generale Fabrizio Ferragina come fonte di informazioni confidenziali riferite dall’imprenditore napoletano al suo ex consulente Italo Bocchino. Nei confronti del maggiore Scafarto e del colonnello Sessa, viene ipotizzata l’accusa di depistaggio. I due ufficiali, già nel Noe, “al fine di sviare” l’indagine condotta dai pm di piazzale Clodio finalizzata “all’accertamento degli autori mediati e immediati della violazione del segreto a favore di Consip”. E poi Scafarto, il cui smartphone era stato sequestrato il 10 maggio scorso, su richiesta ed istigazione di Sessa (suo diretto superiore), per “non rendere possibile ricostruire compiutamente le conversazioni intervenute con l’applicativo whatsapp provvedeva a disinstallare dallo smartphone in uso a Sessa il suddetto applicativo”. Con l’aggravante di “aver commesso il fatto mediante distruzione o artificiosa alterazione di un oggetto da impiegare come elemento di prova o comunque utile alla scoperta del reato o al suo accertamento”. “Non c’è alcun dubbio che le revoca delle delega d’indagine del marzo 2017, fatto rarissimo, e le pesanti espressioni di sfiducia in essa contenute avrebbero dovuto consigliare ad entrambi gli indagati di agire in modo retto, probo e osservante dei propri doveri verso la legge e le istituzioni di riferimento e quelle di appartenenza. Invece, sembra essere stata proprio questa appartenenza l’occasione prossima per consumare altri delitti gravissimi per le finalità di depistaggio di cui s’è detto”. Lo scrive il gip Sturzo in un passaggio dell’ordinanza di interdizione a carico di Sessa e Scafarto. Il giudice ricorda poi come la Procura abbia sottolineato il ruolo di polizia giudiziaria assunto dagli indagati: “La gravità dei fatti contestati è indice che evidenzia, da solo considerato, il pericolo di recidiva; la reiterazióne delle condotte, tutte connesse all’esercizio dei loro pubblici uffici, alcune connesse in epoca assai recente e ‘dopo’ che questo ufficio aveva revocato al C.T.A. La delega per le indagini, sono indice di peculiare spregiudicatezza e confortano un giudizio di elevata pericolosità di reiterazione di condotte realizzate abusando della propria funzione”.