Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Gli integralisti del “piffero”.

di Lorenzo Peluso.

Un classico, davvero. Un classico che si ripete ogni volta che inizia a muoversi un qualche cosa; ogni volta che si apre uno spiraglio per cambiare la staticità di un luogo, di un territorio. Arriva puntuale la visione integralista di chi pensa di poter comprendere tutto per tutti. Di chi sostiene, con se stesso, provando ad influenzare gli altri, che è lui a detenere la “verità assoluta”. Girando il mondo ho avuto occasione di incontrare persone e idee, che spesso in occidente vengono etichettate come integraliste. E’ il caso di Hezbollah in Medio Oriente o magari, in modo più marcato, i talebani in Afghanistan. Insomma, cos’è dunque l’integralismo? In modo semplificato, certamente, una visione molto ristretta del mondo, circoscritta solo alla propria interpretazione delle cose. Nel caso di Hezbollah la storica avversità ad Israele; nel caso dei talebani, l’interpretazione molto soggettiva del Corano. Esiste poi un integralismo “ambientale” che in virtù di una visione assolutamente soggettiva, che non considera le esigenze di altre realtà, di altre persone, di comunità intere, distribuisce “tour court” il mantra del preservare e basta. Un ambientalismo che ha ingessato per anni territori interi, bloccando in modo irreversibile la crescita e lo sviluppo. Per essere chiari, non stiamo qui a sostenere “la cementificazione selvaggia”, le trivellazioni a prescindere, ecc. Piuttosto, è il caso di interrogarsi sull’opportunità di guardare oltre i limiti ideologici che spesso offuscano le nostre idee. Insomma, nelle ultime ore, una importante novità ha caratterizzato il territorio cilentano. Un progetto per lo sviluppo dell’area del massiccio del Cervati, che ha trovato il sostegno dell’Ente Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni e della Regione Campania.

Un progetto ben analizzato evidentemente dal Parco, che per mission tutela e preserva il territorio, e dalla Regione, pronta ad investire risorse, ma evidentemente sconosciuto al presidente del circolo Legambiente “Stella Maris” di Agropoli; si badi bene non a Legambiente, come erroneamente riportato da alcuni organi di stampa, ma semplicemente da un circolo, o meglio forse dal solo suo presidente. Stessa visione, molto integralista anche dal presidente del Codacons Vallo di Diano che, in verità, si batte da tempo nel chiedere sviluppo del territorio, ma che evidentemente non conosce la sostanza di questo progetto. Insomma, per essere chiari, Legambiente Campania che, nelle persone del direttore di Legambiente Campania,  Francesca Ferro ed Alfredo Napoli, Responsabile Campagne Legambiente Campania, hanno avuto l’occasione, lo scorso agosto di andare sul Cervati, non si è detta in alcun modo contraria a questo progetto, tutt’altro, ricordo perfettamente il loro intervento quando gli fu spiegato cosa si vorrebbe fare. Superflue le parole di Mario Salsano nel ricordare a tutti che “l’area rientri tra i territori inseriti nei Geoparchi rispondenti a specifiche caratteristiche con aspetti geofisici determinati”. Inoltre Salsano ha  ricordato come le necessità siano ben altre e, se di investimenti infrastrutturali si deve parlare, meglio dare priorità alla mobilità nei territori”. Infatti, si parliamo di mobilità, quella in sicurezza che occorre garantire a migliaia di persone che ogni anno salgono in vetta. Insomma, il progetto di sviluppo del Cervati va ben oltre la semplice sistemazione e messa in sicurezza della strada, già esistente che da Sanza porta in vetta al Cervati. Un progetto più ambizioso che parla di promozione del territorio, volto ad un escursionismo ambientale e naturalistico, al dare vita ai centri storici che orbitano ai piedi del massiccio del Cervati. Soprattutto un progetto che coinvolge nove comuni e che finalmente mette in rete le straordinarie bellezze del salernitano, dalla Certosa di San Lorenzo alle Grotte di Pertosa al sito romano di Buccino, al Golfo di Policastro, alla piana di Tardiano. Un progetto dove il cemento non ha spazio, se mai per la sistemazione della strada del Cervati saranno utilizzati i migliori prodotti ecocompatibili sul mercato. L’integralismo “tour court” non serve a nessuno; serve invece unità dei territori, visioni comuni e soprattutto massa critica nel realizzare un futuro diverso, armonioso, partendo da ciò che esiste e che, lo voglio ricordare agli integralisti “del piffero” sia affidato a coloro che nei secoli questo territorio lo hanno abitato, preservato e curato, al punto che oggi quegli stessi integralisti possano viverlo ed affermare che è un territorio straordinario. Lo è solo perché c’è chi lo ama, chi lo vive, chi ci vive.