Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Giffoni Film Festival, Arisa: “Jovanotti è stato il mio mentore”

redazione

Quando entrano nello spazio dedicato alle masterclass, gli artisti non sanno che saranno accolti da una sigla: quella sigla – un piccolo medley voci e chitarre – è il regalo che fanno loro i masterclassers di Giffoni, il contributo più generoso dei ragazzi agli incontri. Neanche Arisa se lo aspettava, ma lei viaggia anche questa volta controvento: non si ferma ad ascoltare come fanno di solito gli altri ospiti, ma si unisce subito al coro lasciando che siano però i ragazzi a guidare. Va dove la porta la musica. La prima domanda che le pongono Francesco Raiola (curatore delle pagine musicali di Fanpage) e l’ormai veterano delle masterclass musicali Davide Poliani di Rockol è: ma “Arisa is present che significa?” Perché il titolo dell’incontro lo ha voluto lei ed ogni giornalista ha un’interpretazione diversa. Rosalba è sempre spiazzante e replica candidamente: “Che deve significare?! Significa che sto qui, come a scuola!”. Ma non è proprio così semplice se poi continua a raccontare che per lei la vita è come una scuola, e le piace molto mettersi in una posizione d’ascolto ogni giorno, come a scuola. Sì, dice proprio “Di ascolto”, lei che tutti i ragazzi vorrebbero sentir parlare e cantare. E quindi viene immediato chiederle quali ascolti l’abbiano segnata: “Jovanotti è stato un mentore per me, in Lorenzo 1994 dice ‘Cerca di essere uomo prima di essere gente’ e io così faccio, sono prima di tutto una persona e cerco di costruire il mio repertorio sui contenuti che possono essere rivolti alle persone. Non metto al primo posto la mia dote di interprete, metto al primo posto la possibilità che mi è stata data di comunicare con le persone”. E per poter comunicare con le persone sceglie canzoni che trattino temi riguardanti prima di tutto gli altri, che dicono qualcosa di loro a loro. Come nell’ultimo suo album, dove ci sono canzoni quali “Il futuro ha bisogno d’amore”, un pezzo che tratta delle difficoltà che stiamo vivendo nel nostro Paese nel riconoscere i diritti altrui. Oppure l’invito ad accettare se stessi in “Così come sei”, scritta per l’associazione Never Give Up, una Onlus che si occupa dei disturbi alimentari nell’adolescenza. Il cambiamento come arma di resistenza, è questo che racconta oggi Arisa: “Cosa è per te il cambiamento? – le chiede Francesco – Dici di amarlo, cambi etichetta, look, genere musicale, ma non ti fermi mai?”. “Quando ero bambina mi sono promessa di essere sempre me stessa, protagonista della mia vita, è così faccio: se non mi sento a posto, cambio. Non so bene che cosa sono, se sono un’interprete, una cantante, se sono un’artista, un’estetista (prima lo facevo e mi dava grande soddisfazione). So solo che voglio provare ad essere felice e per fare questo mi adopero. E quando mi sembra di non riuscirci… cambio! Sono coraggiosa, sin da bambina avevo così tanta paura che per non sentirla mi buttavo.  L’importante è restare ben saldi alle cose cardine, come la propria famiglia. Il resto va, ti evolvi con la vita. Ed è bellissimo, perché è possibile che il cambiamento ti spinga in luoghi che non avresti mai pensato”. Arisa non fa nulla per nascondere la sua inquietudine, ma una pillola contro quel male ce l’ha: “Quando vado giù, mi riprendo con la musica o imparando cose diverse; è come se un abito posato su una gruccia, la gruccia cade e il vestito scivola; se sento la musica la gruccia ritorna su e l’abito riprende il suo posto. La musica rimette a posto le cose”. Una giffoner le chiede se si senta a suo agio con la definizione che le è stata data di “usignolo della musica italiana”. Di nuovo imprevedibile la replica: “Io mi sento un usignolo, io mi sento un uccello: quando una mamma-uccello dà il cibo ai suoi pulcini, il loro becco diventa a rombo, come la mia bocca! Quando mi raso i capelli mi sento un uccello, quando mi faccio la cresta in testa sono una gallina, ho le gambe piccole e nel tronco sono corpulenta come un uccello con la panciotta e le zampette fini. Quindi sì, anche per la mia forma fisica, io mi sento un uccello.Come nel buddismo tibetano, è possibile che io in un’altra vita sia stata un uccello.”