Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Gian Lorenzo Bernini – Galleria Borghese ed il primo atto scultoreo (parte 2)

Eduardo Sineterra

La Galleria Borghese fu fondata tra il XVI ed il XVII secolo dal cardinale Scipione Caffarelli-Borghese (1577-1633) in seguito all’ascesa al soglio pontificio dello zio, Camillo Borghese, meglio noto come Papa Paolo V (1605-1621). Ultimati i lavori, il cardinal nepote intraprese un’intensissima committenza architettonica e, contemporaneamente, avviò una sistematica acquisizione di opere d’arte che avrebbero reso la collezione tra le più grandi d’ogni tempo. Innumerevoli e dal valore inestimabile sono le opere pittorico-scultoree qui custodite:  Davide con la testa di Golia di Caravaggio, Fuga di Enea da Troia di Federico Barocci, Paolina Borghese come Venere vincitrice di Canova, Ritratto di dama con Liocorno Di Raffaello, Amor Sacro e Amor Profano di Tiziano, Danae del Correggio e, naturalmente i quattro atti scultorei, Enea, Anchise e il figlio Ascanio, il Ratto di Proserpina, il David, l‘Apollo e Dafne, tra le più pregevoli opere di Gian Lorenzo Bernini oltre alla Capra Amaltea ed al Busto di Scipione Borghese. Sono atti scultorei questi poiché la storia qui raccontata è impressa attraverso un unico gesto, come cristallo d’un momentum marmoreo.

– Enea, Anchise e il figlio Ascanio –

E’ il primo dei quattro atti marmorei. Qui convivono la scultura moderna e la poesia antica. Il soggetto, tratto dall’Eneide di Virgilio, rappresenta il momento della fuga dei tre superstiti dalla città di Troia, ormai tra le fiamme: Enea ha sulle spalle il vecchio padre Anchise ed è seguito dall’infante figlio Ascanio. L’origine dell’impero universale romano è presto annunciato! L’artista segue fedelmente l’opera virgiliana dove Anchise è letteralmente seduto sulla spalla sinistra del figlio. Per mezzo dei pignora imperii, gli oggetti sacri trasportati dai protagonisti, viene consacrata la potenza cristiana e papale di Roma come fulcro storico-teologico del suo tempo. Il genio berniniano si misura volutamente in un’impresa ardua: mostrare l’arte attraverso  la difficoltà scultorea. Rappresentati fedelmente nelle loro fattezze, i tre individui adagio incedono, trainati dalla forza d’un solo corpo, quello d’Enea, che, piegato nel busto dal peso d’Anchise, a fatica, muove il carico ad ogni passo. E’ qui che il reale paradigma tridimensionale della figura si rivela: nel dispiegamento dei tre corpi attorno ad un unico centro di gravità.