Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Ghouta, l’ultimo cimitero a cielo aperto di una guerra senza fine.

di Lorenzo Peluso

E’ Ghouta, ad est di Damasco, l’ultimo cimitero a cielo aperto di una guerra senza fine. La Siria, un luogo dove il tanfo della morte ti arriva alle narici che nel frattempo si sono riempite della polvere acre del calcestruzzo frantumato sotto la forza delle bombe. Tra le macerie, tra gli spettri degli edifici devastati, si muovo i soccorritori, smarriti e stanchi. I bombardamenti delle forze lealiste nelle ultime ore hanno fatto oltre 30 morti e decine e decine di feriti. A poco è servito che l’Onu mettesse Damasco ed il suo governo sul banco degli imputati. I bombardamenti indiscriminati su aree abitate solo dalla popolazione civile proseguono. Distruzione, questa sembra essere la parola d’ordine per affamare le forse di opposizione. Una strategia di guerra ben sperimentata che sta portando i suoi frutti. Damasco infatti considera queste aree zona dei ribelli e poco conta se l’ONU le ha inquadrate come aree in via di pacificazione. Il governo Assad viceversa le considera aree  sotto il controllo delle forze ribelli.  Le Nazioni Unite accusano formalmente Bashar al Assad. di aver colpito almeno tre ospedali. La situazione in Siria non trova una via d’uscita. La  presenza sul terreno di delle forze russe e di truppe di terra iraniane, stanno favorendo Assad nella battaglia cruenta contro l’opposizione. L’area maggiormente interessata ora dai bombardamenti è quella occidentale del paese. L’intera regione è sempre più una bomba a tempo. Nella zona nordorientale del paese, la Turchia contribuisce all’instabilità con una campagna aggressiva anti-curdi. I bombardamenti ordinati da Erdogan sulla regione siriana di Afrin si intensificano giorno dopo giorno. Nelle ultime ore almeno 150 i civili uccisi. La risposta curda è stata l’uccisione di sette soldati turchi. Sul fronte diplomatico la Turchia continua a sostenere che la lotta alla guerriglia kurdo-siriana è necessaria per sconfiggere l’Isis. Ribelli che Ankara considera fiancheggiatrice del Pkk, acerrimo nemico di Erdogan. Intanto la questione umanitaria assume contorni preoccupanti per la possibilità che migliaia di rifugiati siriani sono in procinto di ritornare forzatamente nel loro Paese. L’allarme è stato lanciato da sei organizzazioni umanitarie: Save the Children, Action Against Hunger, CARE International, Norwegian Refugee Council, International Rescue Committee e Danish Refugee Council. Da Ginevra infatti attraverso un documento ufficiale è stato evidenziato come molti governi di confine stanno prendendo seriamente in considerare il rinvio forzato in patria dei profughi accolti nei mesi scorsi in considerazione delle ultime evoluzioni a favore dell’esercito di Damasco contro i ribelli. Una situazione sull’orlo del caos generale.