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Festival dello Sport, Maldini: “Maradona è stato l’avversario più difficile che ho affrontato”

di Giuseppina Citera

Paolo Maldini protagonista al Festival dello Sport di Trento. All’Auditorium Santa Chiara è stata celebrata la strepitosa carriera dell’attuale direttore sviluppo strategico dell’area sport.

Si inizia con una domanda riguardante il calcio e il record: “Ero innamorato di questo sport, da lì è nata la mia passione. Un calciatore deve capire come darle del tu è questo il centro dello sport. Non ho mai pensato ai record, la priorità era il bene della squadra”.

“Quando arrivai al Milan, – ha raccontato Maldini – mi chiesero che ruolo avessi ma io non ne avevo perché fino al quel momento avevo giocato solo in oratorio. Ho ricoperto il ruolo di ala destra e mi fecero firmare subito”.

La storia della sua famiglia si intreccia con quella del Milan: “Dagli anni ’50 siamo stati legati alla società, quando ho messo ci sono stati i miei figli. Abbiamo vinto 6 Coppe Campioni su 7. Ho sempre sentito la pressione di essere il figlio di Cesare, ma cercavo di usarla come stimolo”.

Nella seconda parte dell’intervista, invece, ha ricordato il suo legame con i maestri del calcio come Sacchi, Capello e Ancelotti e Liedholm:  “Nils ha avuto il coraggio di far esordire molti giovani. Mi ha insegnato a giocare a calcio. Sacchi è stato fondamentale, ma è stato il più pressante di tutti, ho ancora gli incubi. Era esigente, ambizioso e vincente. Era talmente maniacale che è rimasto prigioniero di se stesso. Alcune sue idee sono ancora rivoluzionarie. Con lui abbiamo vinto un campionato in quattro anni. Voleva giocare sempre nello stesso modo e forse era un limite, ma ci ha permesso di raggiungere risultati straordinari in Europa. Capello? E’ stato manager, ma al tempo stesso è stato un grande allenatore. La finale contro il Barcellona? Per la prima volta eravamo sfavoriti. La settimana prima perdemmo contro la Fiorentina. Non ci gridò, ma ci disse che eravamo fortissimi. Ancelotti? E’ un amico, un ex compagno ed è una maestro nel gestire il gruppo. In quel periodo mi sono goduto tutto il calcio che ha regalato”.

Ha avuto 4 allenatori, ma un unico presidente: “Berlusconi è  stato il mio presidente. Quando è arrivato ci diceva che  saremmo diventati la squadra più forte del mondo. Non gli abbiamo creduto. E’ sempre difficile gestire una squadra di alto livello, ma un imprenditore deve garantire entusiasmo e lavoro. Dietro un grande risultato, c’è sempre una grande passione. Immagino il Monza in Serie A. Anche Galliani è un malato di calcio. Il loro ritorno mi ha sorpreso, ma il presidente Colombo li ha portati in Serie C. Faccio il tifo per loro, ma non li sosterrò se saliranno in Serie A”.

Poi ha risposto ad alcune domande riguardanti il suo comportamento, i tre avversari che lo hanno fatto soffrire di più e cosa sul sentimento provato quando il Milan ha deciso di ritirare, in suo onore la maglia numero 3: “A volte ero duro 10,  ma  mi considero un giocatore corretto. Maradona era forte, ma Ronaldo dell’Inter era un giocatore completo. Al terzo posto metto Totti, anche se ci siamo sfidati solo in campionato. Preferisco Messi, senza nulla togliere a Cristiano Ronaldo. Messi mi ricorda Maradona, e’ unico. Il ritiro della maglia è una bella cosa. A livello personale rappresenta un grande orgoglio”.

“Nel 2006 ho rifiutato la convocazione perché avevo problemi alle ginocchia. I brutti ricordi sono legati alle finali perse nel 1994 e nel 1990, – ha rivelato Maldini – ma vorrei rigiocare la partita contro la Corea del Sud nel 2002. Quel giorno mi sono arrabbiato molto. Prima della sfida Damiano Tommasi salutò l’arbitro Moreno con una stretta di mano. Lui non voleva e poi ha avuto un comportamento non corretto. Ho tirato fuori il peggio di me, avrebbe dovuto cacciarmi”.

Chiosa finale dedicata al suo ritorno al Milan e agli obiettivi stagionali: “Leonardo mi ha chiamato per dirmi che la società mi voleva. Abbiamo parlato per 10 giorni e poi ci siamo accordati. Ci dividiamo l’area sportiva cerchiamo di trasmettere il senso di appartenenza. Il nostro obiettivo è arrivare nei primi 4 posti. L’Europa League? Il torneo sta crescendo, ti permette di qualificarti alla Champions League. Gattuso? Non posso stabilire se è un mister da campionato o coppa, ma ha un grande senso di appartenenza. Sta modificando anche la sua immagine. Prima tutta grinta, ora si nota anche la grande conoscenza calcistica. E’ stato coraggioso, grande conoscenza calcistica e sa ascoltare.