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Festival dello Sport, Baggio: “Nel 2002 meritavo la convocazione”

Il Festival dello Sport ha celebrato il mito di Roberto Baggio. Al Teatro Sociale, infatti, è andato in scena uno degli eventi più attesi della rassegna perchè in Italia, e non solo nessuno è stato amato come il fuoriclasse di Caldogno, che è stato intervistato dal direttore della Gazzetta dello Sport, Andrea Monti.

Il Divin Codino ha sempre avuto un rapporto speciale con i suoi tifosi: “Ho sempre voluto mettermi nei loro panni, di chi sta un’ora in fila a chiederti l’autografo perché lo facevo anch’io da ragazzino con giocatori e cantanti”.

Nella seconda parte dell’incontro, invece, ha parlato della sua carriera, dedicando un pensiero a tutte le squadre in cui ha militato: “Ho iniziato a Caldogno e sono passato al Lanerossi Vicenza. Ogni domenica andavo allo stadio per seguire questa squadra. Indossare quella maglia è stato incredibile. Sono arrivato a Firenze e per due anni sono rimasto fermo a causa di un infortunio. Mi hanno accolto molto bene anche se non mi conoscevano. Per questo motivo mi sentivo in debito con loro. Non volevo andare via, ma la società aveva deciso di vendermi. Dopo vent’anni il presidente Pontello disse la verità”.

Il periodo juventino è stato contraddistinto anche dalla vittoria del Pallone d’Oro nel 1993: “Non me l’aspettavo. Ogni giocatore pensa a far vincere la squadra, non ai premi personali”.

Meno fortunata fu l’esperienza con il Milan: “Ho avuto l’opportunità di vincere uno scudetto e di giocare con grandi campioni come Boban e Savicevic. Quando ho capito che non avrei giocato, ho deciso di andare via. Volevo essere felice e accettai l’offerta del Bologna”.

Poi il trasferimento all’Inter e infine al Brescia, dove trascorse gli ultimi anni della sua carriera: “Cercavo una squadra che mi permettesse di vivere vicino casa. Mazzone mi chiamò e accettai la sua proposta. Carlo è un uomo saggio, mi ha insegnato la semplicità e forse per questo siamo entrati subito in sintonia”.

Per quanto riguarda la Nazionale ha espresso la delusione per il rigore sbagliato nella finale del mondiale del 1994 e per l’esclusione dalla lista dei convocati dell’edizione del 2002 disputata in Corea e Giappone: “Non ho mai tirato un rigore sopra la traversa. Ci penso ancora oggi perchè sognavo di vincere una finale contro il Brasile. Per una volta faro’ la figura del presuntuoso: avrei meritato la chiamata. Forse è una cosa che mi ha fatto allontanare dal calcio”.

Il classe ’67 si è soffermato anche sul calcio di oggi: “Messi e Cristiano Ronaldo sono due fenomeni. Dybala ha delle qualità incredibili. La Juventus con Sarri ha preso un allenatore che a Napoli ha mostrato il bel gioco. Mi piacerebbe essere protagonista con le nuove regole”.

L’evento si è chiuso con gli interventi di alcuni amici, Javier Zanetti, Antonio Filippini, Toto Rondon e Fabrizio Ferron. Il vicepresidente dell’Inter ha dichiarato: “La vera grandezza di Baggio è la sua persona”.