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Festival dello Sport, Ancelotti: “A Napoli siamo una famiglia. Insigne? Deve giocare per la squadra”

Il convegno intitolato “La bellezza del calcio del raccontata dai grandi maestri” ha chiuso l’inteso programma dedicato al calcio della prima edizione del “Festival dello Sport” di Trento. All’Auditorium Santa Chiara, l’ex allenatore del Milan Arrigo Sacchi, l’allenatore del Napoli, Carlo Ancelotti e il tecnico del Manchester City, Pep Guardiola, hanno analizzato le differenze tra il calcio di ieri e quello di oggi e hanno raccontato il loro modo di lavorare.

Ai tre tecnici hanno chiesto se il bel gioco aumenta le probabilità di vittoria. “Non sempre vince chi gioca meglio. Il calcio è speciale – ha detto Guardiola -perché è l’unico sport dove si può vincere senza tirare in porta”. Per Ancelotti “giocare bene aumenta le possibilità di vittoria, ma l’unica statistica che conta è quella delle reti subite”. “Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo. Chi gioca bene non solo vince – ha affermato Sacchi – ma raggiungerà anche uno status che chi non lo fa non avrà mai”.

Poi si sono soffermati sull’evoluzione del gioco del calcio: “Senza questo aspetto lo sport morirebbe – ha commentato Sacchi -. E’ necessaria, ma l’Italia non è tra le prime. La nostra cultura guarda al passato e non al futuro, anche se adesso qualcosa si sta muovendo grazie al coraggio degli allenatori”.  “Il calcio si è evoluto – ha detto Ancelotti -. Anche le piccole squadre cercano di avere la propria identità. Una volta queste compagini avevano una tattica basata sulla difesa e il contropiede ora cercano di costruire le azioni da dietro. “Condivido il pensiero di Carlo – ha affermato Guardiola -.  Il Sassuolo gioca un calcio propositivo. E’ difficile valutare in generale, ogni paese ha la propria cultura”.

C’è spazio anche per un piccolo aneddoto sul trasferimento di Ancelotti al Milan: “Berlusconi mi disse che non poteva prenderlo, perché a Roma dicevano che era scarso. Gli feci fare una visita – ha rivelato Sacchi – e il medico mi disse che aveva il 20% di inattività perché aveva subito due interventi ai crociati. Gli risposi che mi bastava che quel problema non fosse nella testa”.

“Mi sono ispirato a Cruijff – ha raccontato Guardiola -. Ogni giorno imparavo cose nuove”. “Ho avuto dei maestri importanti, uno su tutti Nils Liedholm, – ha ammesso Ancelotti – che nella figura della gestione delle risorse umane era fondamentale. A livello tecnico, invece, mi sono ispirato ad Arrigo, ci ha insegnato cose nuove. Una volta la fase difensiva era una fase quasi totalmente passiva, poi è diventata attiva”.

“Ognuno ha dentro di sè qualcosa – ha detto Sacchi – . Quando seguivo il tennis in televisione mi piaceva chi attaccava e giocava da protagonista. Una vittoria senza merito non è mai un successo. Ho sempre proposto il mio gioco. Gli ultimi 50 anni sono stati determinati dall’ Ajax, dal Milan e dal Barcellona di Guardiola”.

Pep Guardiola ha rivelato i fattori che gli hanno permesso di vincere due Champions League con il Barcellona: “Io non ho inventato il tiki taka. I due successi sono stati conquistati con 7 giocatori della cantera – ha raccontato – , questo succede una sola volta nella vita e può essere definita come una combinazione astrale. Il gruppo interpretava il gioco nella stessa maniera e nella nostra rosa avevamo il più forte. Provo nostalgia nel vedere il filmato, ma è stato un piacere averlo vissuto. È come un libro, quando ti interroghi se è buono o non è buono, poi se dopo 20 anni c’è ancora gente che lo legge significa che lo è. Lo stesso vale per quel Barcellona. Messi? E’ una brava persona, un animale competitivo, aiuta i compagni e contribuisce a farli crescere. Odia perdere, nei grandi eventi se lo aiutano riesce a fare la differenza. Lui e Cristiano Ronaldo sono incredibili perché segnano 50 reti in stagione da 15 anni. Il Real Madrid e il Barcellona hanno dominato perché hanno due fenomeni”.

Ancelotti, invece, ha spiegato i compiti dell’allenatore: “E’ un ruolo bello, ma complesso. Devi gestire un gruppo di 25 giocatori e altre 50 persone e sono importanti nella misura in cui li rendi tali. Hai delle responsabilità, devi tenere tutto sotto controllo. A volte mi dicono che ho una gestione troppo morbida e che devo usare la frusta, ma devono chiamare un altro perché sono diverso. Esprimere il proprio carattere davanti ai giocatori è l’unico modo che hai per essere credibile. Non mi fanno arrabbiare gli errori tecnici, ma l’atteggiamento sbagliato. A Napoli siamo come una famiglia, la società vuole crescere e la città è bellissima”.

“Il gioco non dipende dalla qualità ma dalle idee. Quando ero direttore tecnico del Real Madrid avevamo in rosa Beckham, Raul, Ronaldo, Zidane e tanti altri. Di Stefano – ha rivelato Sacchi – non ha mai visto una partita intera. Non c’era un copione definito e di conseguenza c’era tanta improvvisazione. Il gioco è al servizio del calciatore. “Abbiamo sempre pensato che fosse uno sport individuale difensivo, ma i padri fondatori lo consideravamo come uno sport di squadra offensivo”.

Guardiola e Ancelotti hanno analizzato il loro percorso in Champions League: “Non so se siamo pronti, – ha ammesso Pep – non abbiamo una grande storia per avere questa consapevolezza. Il risultato più importante del club è una semifinale. Le favorite hanno un passato glorioso, il Real Madrid, il Barcellona e la Juventus con l’acquisto di Cristiano Ronaldo e l’Atletico Madrid”. “Le squadre italiane hanno fatto bene – ha detto Ancelotti – ma penso solo al Napoli. Il calcio italiano è competitivo, le condizioni fisiche attuali non saranno le stesse ad aprile. La vittoria contro il Liverpool è stata importante. Mbappè è un bel giocatore, unisce la velocità all’efficacia. Sarà una stella nei prossimi anni. Insigne? Ha grande talento, adesso è nel momento in cui deve sentire maggiore responsabilità per mettere le sue qualità al servizio della squadra”.

Guardiola e Ancelotti hanno sottolineato alcune mancanze del campionato italiano. “Non vi manca niente, la storia non si scrive in due anni, – ha detto Pep – l’Italia rimane quella che è. Dovete analizzare il perché non vi siete qualificati al mondiale, ma dobbiamo imparare da voi, avete vinto molto. Difendere bene è un grandissimo talento, siete maestri in questo. In Inghilterra non ti giudicano in base ai risultati, per tifosi sei sempre uno di loro. In Germania si pensa al calcio 24 ore al giorno, come nei paesi latini. Lì non si vedono i giornalisti durante la settimana. Non è vero che non c’è talento. Allenare in Italia? Perché no, mai avrei detto che sarei andato in Germania e che avrei imparato il tedesco. Un rimpianto? Nessuno, le sconfitte fanno parte del gioco”. “All’estero continuano a rispettarci. La differenza riguarda l’aspetto ambientale – ha sentenziato Ancelotti -.Gli stadi sono nuovi e sempre pieni, i tifosi rispettano i rivali. In Inghilterra, ad esempio, non sono mai stato insultato. Siamo rimasti indietro e sentire certi insulti all’interno dei nostri stadi fa pensare che c’è ignoranza e maleducazione. C’è anche carenza culturale. Ho disputato tante partite, mi sarebbe piaciuto giocare una partita e nel mio Milan al posto di Pirlo. Mi sarebbe piaciuto avere Gattuso e Ambrosini ai miei lati, così correvano loro. Con Sacchi ho dovuto trottare”.