Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Femminicidio – Leggi migliorate, ma serve attenzione

redazione

I numerosi interventi normativi effettuati nel corso del tempo hanno progressivamente colmato i gravi vuoti di tutela e le inadeguatezze degli assetti normativi sul femminicidio. Eppure non bisogna affatto abbassare la guardia, e anzi oltre a un piano educativo da predisporre nelle scuole sarebbe il caso di aumentare, in molti casi, il sistema sanzionatorio, in particolare per quanto riguarda le lesioni personali gravissime e la reiterazione delle violenze. Sono alcune delle conclusioni cui, nella relazionale finale approvata il 6 febbraio, è giunta la commissione d’inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere, in quello che Francesca Pugliesi, presidente della commissione, definisce “un lavoro trasversale che siamo riusciti a portare avanti, anche se in breve tempo, a sostegno delle donne del nostro Paese”. Un’indagine inedita che ha raccolto anche i dati, attraverso un questionario, su come Procure e Corti d’Appello stanno applicando le norme su stalking, femminicidio e violenza di genere. Ne emergono luci e ombre, spiega Puglisi: “se da un lato è stata constatata una grande accelerazione impressa ai procedimenti che riguardano le violenze sulle donne, dall’altro permangono delle differenze di approccio e di lavoro tra i vari distretti operativi del nostro Paese sull’applicazione delle misure cautelari e sul tasso di archiviazioni e assoluzioni nei processi. Grandi differenze ci sono sulla presenza di pool di magistrati specializzati e sull’adozione di protocolli di rete che sono efficaci nel contrasto ai fenomeni di violenza contro le donne. Per esempio, ci sono distretti nei quali la presenza di personale specializzato è piuttosto diffusa, come nel distretto di Bologna, Roma, Milano, Firenze e Torino e in altri è quasi del tutto assente come a Bari, Lecce, L’Aquila, Trieste”. Una delle maggiori incongruenze evidenziare dalla relazione, e alla quale si dovrà porre rimedio, è la totale incomunicabilità tra procedimenti civili e penali, e tra questi ultimi e il tribunale per i minorenni. Così spessissimo accade che un procedimento penale scaturito da una denuncia per violenza domestica proceda completamente staccato dal procedimento civile di separazione e l’affidamento dei figli. Ne consegue una frequente violazione della convenzione di Istanbul poiché anche quando un giudice ha accertato la violenza domestica, viene disposto l’affido condiviso. “C’è un altro punto molto importante al quale mi auguro si dia seguito – conclude Puglisi – ed è quello sulla formazione. Chiediamo all’Università italiana di inserire negli ordinamenti il tema del riconoscimento della violenza di genere nella formazione di base degli insegnanti, degli operatori di giustizia, degli psicologi e dei medici, ovvero di tutti gli attori della rete di prevenzione e protezione delle donne dalla violenza”.