Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Fatta la legge, trovato l’inganno. La politica intelligente.

di Lorenzo Peluso.

Fatta la legge, trovato l’inganno. Si dice così, in Italia. L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ha fatto aguzzare l’ingegno. Ed è così che in Italia sono nate come i funghi le fondazioni. Al momento se ne contano almeno 65, parliamo di fondazioni politiche. basterebbe questo per spiegare tante, troppe cose poco chiare di questo strano paese. ma nel dettaglio, se veramente si vuole andare a fondo, si scopre che ben il 93,33% delle stesse fondazioni, richiamandosi alla legittima riservatezza voluta dal concetto introdotto dalla privacy, omette di  rendere accessibile l’elenco dei soci e dei donatori. Il tema è di strettissima attualità. ha aperto infatti una falla nel sistema la recente vicenda di cronaca legata all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo ed alle sue “donazioni” da 50mila euro alla fondazione Magna Carta, di Gaetano Quagliarello,  per sostenere il quotidiano La Verità. La verità appunto. dalle carte dell’inchiesta che vede coinvolto Romeo spunta anche un’altra “donazione”, questa volta da 60mila euro, nel 2014, alla Fondazione Open, in questo caso si tratta del motore del fundraising di Matteo Renzi. Ad elargire “tanta grazia” questa volta è stata la società della moglie di Romeo. Sia chiaro, non facciamo come sempre di tutta l’erba un fascio. Infatti vi sono anche esempi virtuosi. E’ il caso, ad esempio, della fondazione Italia Decide. Luciano Violante che dirige l’Associazione ha infatti chiarito chi sono i suoi finanziatori. Non si tratta di gente comune, no. Si tratta di aziende del calibro di Intesa, Unicredit, Eni, Fs, Enel, Finemecacnica, Poste e molti altri. Non è il solo in verità. Vi è anche Symbola di Ermete Realacci che pubblicamente chiede ai suoi sostenitori contributi che hanno un tetto a soli 10mila euro all’anno. Insomma le fondazioni, la nuova frontiera per foraggiare la politica? In alcuni casi è così. Ma allora verrebbe da chiedersi: se grandi colossi come Intesa, Unicredit, Eni, Fs, Enel, Finemecacnica, Poste non hanno davvero nulla da guadagnarci nel sostenere questa o quella fondazione, che fa capo in modo evidente alla politica, perché magari queste “donazioni” non le fanno alla Caritas, a qualche ospedale del Sud, a Migrantes, oppure magari a qualche “casa dei poveri”, qualche “mensa dei poveri”. Certo, qui ci sarebbe davvero poco da prendere, ma solo da dare. Ecco, è questo il punto: chi fa nulla per nulla in questo nostro strano Paese?