Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Etica, moralità pubblica e malgoverno. Intervista a Michele Schiavone, segretario nazionale del Pd in Svizzera.

redazione

Uno spettro si aggira nella società occidentale suscitando paure, creando tensioni sociali, disoccupazione e instabilità politica: la crisi economica e i forti rischi di recessione, dopo aver scosso gli Stati Uniti, hanno toccato in modo impietoso l’Irlanda, la Grecia, la Spagna e attualmente l’Italia chiamandole a correggere i propri stili di vita e ad attuare politiche di austerità.

Per molti secoli i paesi occidentali hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, hanno sfruttato la finanza per creare sviluppo. Oggi quel sistema mostra forti limiti di sostenibilità perché non riesce a garantire crescita economica duratura minando gli architravi sui quali è stato costruito il loro benessere. Comunque, siamo davanti ad un tornante della storia moderna. Il capitalismo ha rilanciato le economie dei paesi emergenti di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa che a ragione reclamano un ruolo al tavolo decisionale delle potenze occidentali, le quali per secoli hanno determinato il destino del pianeta. Al nuovo protagonismo economico si è aggiunta la nuova primavera araba, che ha liberato diversi paesi della sponda sud del mediterraneo e del medio oriente dal giogo di sistemi autoritari. Sta cambiando il mondo, stanno venendo meno i rapporti sociali ed economici che lo hanno determinato. In questa difficile situazione non si può più far leva sullo spirito della ragione e sulla forza della volontà. Come ce ne usciamo è quali prospettive politiche, sociali ed economiche saremo in grado di mettere in piedi? Sarà questa la sfida di questo inizio di secolo e la priorità a cui dovranno lavorare le forze riformatrici e progressiste, e con loro il Partito democratico. In questo mosaico si aggiunge il forte degrado dell’etica, della moralità pubblica e del malgoverno che hanno pervaso il costume italiano. Un paese ricco e prospero messo in ginocchio dalle malversazioni di un governo populista, che lo amministra e lo rappresenta indegnamente danneggiandone l’immagine. Gli effetti della crisi italiana, del resto, hanno un immediato riflesso fallimentare sulle inesistenti politiche, che un tempo venivano praticate a favore degli italiani all’estero. L’assenza di un’attenzione politica governativa verso i quattro milioni di cittadini italiani all’estero ha contribuito a sbriciolare il sistema Italia, ovvero quella rete di relazioni e di rapporti economici, sociali e culturali costruito negli anni dalle nostre comunità fuori dall’Italia. Questa rete purtroppo non esiste più, questo governo ne ha sentenziato il default e gli ha suonato il de profundis. La lingua e la cultura italiana, la rappresentanza dei comitati degli italiani all’estero, del Consiglio generale degli italiani all’estero e prossimamente potrebbe sentenziare anche quella dei parlamentari all’estero, i servizi consolari, assieme ad una politica estera fatta di annunci non hanno più consistenza. E’ chiusa un’epoca, all’estero ci hanno usurpato del futuro. Entro la fine dell’anno, perciò, il partito democratico in Svizzera, che si rivolgerà alle altre forze politiche italiane, alle associazioni, alle organizzazioni economiche e sociali presenti in questo paese, alle rappresentanze istituzionali e al mondo della scuola, si assumerà l’impegno e l’onere di aprire un cantiere per costruire un nuovo sistema Italia in Svizzera. Entro la fine dell’anno ci impegneremo a convocare una conferenza nazionale degli italiani in Svizzera. In questo periodo in Svizzera è in pieno svolgimento la campagna elettorale per il rinnovo del parlamento nazionale ed il partito democratico in Svizzera, come ha già fatto in occasione dei recenti referendum e nelle elezioni cantonali e comunali, è impegnato a dare un contributo di proposte e un sostegno fattivo per l’affermazione di suoi canditati e di personalità vicine alle sue istanza sociali e civili presenti sulle liste del Partito socialista svizzero. Alcuni di loro hanno già maturato esperienze nel parlamento federale, altri si candidano per la prima volta. Ci sono situazioni in cui è necessario prendere direttamente delle iniziative e assumere delle responsabilità hic et nunc, diversamente le scelte e le decisioni sono affidate ad altri. Il Pd svizzero in queste votazioni federali è impegnato non solo per le elezioni dei singoli ma anche perché c’è l’urgenza di contrastare la incalzante e pericolosa ondata di xenofobia e politica reazionaria della destra oltre al bisogno di rimodellare questo paese su un progetto di società più equo e solidale.  Negli anni la Svizzera da paese d’immigrazione è diventata paese d’emigrazione sfatando quel luogo comune che la vuole ancora un’isola felice al centro dell’Europa. Sono oramai 700 mila i cittadini svizzeri che vivono all’estero e in quei paesi chiedono gli stessi diritti alla stregua dei nuovi cittadini residenti in Svizzera. Questo tema ricorre significativamente durante le tante iniziative promosse in Svizzera  per festeggiare il 150° anniversario dell’unità d’Italia.  Da Sion a Grenchen, da Basilea a Berna e San Gallo, passando attraverso una miriade di comunità,  l’italianità rossocrociata esprime un alto grado d’integrazione, il desiderio di diventare protagonista di questa nuova patria ed il legame ancora vivo tra questa comunità ed il nostro paese d’origine. E’ questa la forza che ci spinge a chiedere al nostro governo di risolvere il contezioso fiscale ancora aperto tra i due paesi, da qui muove la testimonianza di una nuova e matura soggettività, che ci fa vivere una nuova dimensione di cittadinanza, e questo del resto è l’impegno dei parlamentari del Pd eletti a Roma e a Berna. Una sensibilità che ci porta a rivendicare diritti condivisi, rappresentanze nelle assemblee parlamentari per andare oltre le esperienze dei second@s e partecipare attivamente al futuro della Svizzera. La pratica referendaria svizzera è indicativa di uno strumento efficace che ci ha portato a promuovere senza indugi la raccolta delle firme per il referendum abrogativo della legge elettorale italiana “Porcellum”. La ragione è chiara: i nostri militanti e gli elettori del Pd si sono mobilitati per dare una mano alla raccolta delle firme senza metterci un cappello sopra, avendo come obiettivo l’idea di costringere il governo a cambiare la legge elettorale. Poiché il centro-destra ha dimostrato di non voler cambiare il “Porcellum”, la consultazione referendaria può essere lo strumento per arrivare alla riforma elettorale in parlamento. A scanso di equivoci si ricorda che il Pd ha una sua proposta di legge di riforma elettorale,  che è preferibile al “Mattarellum” perché la nostra garantisce il bipolarismo, indica a priori chi governa, fa in modo che in parlamento ci sia una identica percentuale di donne e di uomini ed impedisce i casi Razzi, Scillipoti e Calearo. Perciò lo sforzo compiuto anche in Svizzera servirà a dare una svolta alla soluzione elettorale italiana. In questo difficile periodo di disorientamento politico e sociale avvertiamo la necessità di stare tra la nostra gente, di sentirne gli umori e di  raccogliere le loro istanze. Perciò i circoli della circoscrizione consolare di Zurigo stanno lavorando all’organizzazione della prima festa nazionale del partito democratico in programma agli inizi di ottobre nella Casa d’Italia a Zurigo, luogo storico della nostra presenza in questo paese. Saranno tre giorni in cui i nostri militanti, i nostri sostenitori avranno modo di stare assieme, di partecipare ai dibattiti politici, ai concerti e a gustare le offerte gastronomiche italiane. Il partito democratico è nato per rinnovare la politica e per migliorare la società in Italia e all’estero, siamo sulla buona strada.