Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Esteri – Domani il Kosovo al voto. La storia sospesa tra serbi ed albanesi.

di Lorenzo Peluso, inviato in Kosovo.

Belo Polje, Kosovo – Un’abitazione modesta, un pezzo di terra da coltivare. All’ingresso della prprietà di Momcilo Savjc, un campo appena mietuto. Il profumo del fieno ti arriva dritto alle narici. All’ombra, di fianco l’ingresso dell’abitazione, una donna vestita di nero. Anche un anziano ed un giovane; chiacchierano tra loro.

Il capitano Greco, in forza al 52° Reggimento di artiglieria, presso il Multinational Battle Group West, parla un discreto Serbo e dai sei mesi conosce l’uomo che è anche il capo villaggio, di fatto rispettato dalle autorità kosovare, a maggioranza albanese. "Amico mio italiano" esclama Momcilo; quindi abbraccia e stringe la mano dell’ufficiale italiano. Poi si rivolge a noi: "benvenuti nella mia casa", e così dicendo si avvicina porgendo la mano destra quasi a sancire l’affetto per ciò che noi, italiani sconosciuti, possiamo forse rappresentare per il popolo kosovaro. E’ venerdì. Domenica il Kosovo va alle urne per eleggere il proprio Parlamento. Elezioni che potrebbero rappresentare una svolta storica per la nazione più giovane d’Europa. Forse, ma questa è certamente una speranza, per la prima volta la minoranza serba si recherà alle urne. Forse. Il leader del partito liberare serbo, Slobodan Petrovic, nei giorni scorsi ha affermato che i serbi puntano ad avere almeno 20 seggi in parlamento, sui 120 disponibili. Questo sarà possibile solo se i serbi decideranno di andare a votare. Gli schieramenti sono noti. Il Partito democratico del Kosovo (PDK), il suo principale oppositore, la Lega democratica del Kosovo (LDK),poi partiti minori quali l’AAK, Alleanza per il futuro del Kosovo, Levizja Vetevendosje, un Movimento di autodeterminazione; quindi l’AKR, Alleanza per un nuovo Kosovo. Ma la vera partita si giocherà nel nord del Kosovo, nella fascia di confine con la Serbia. Qui ci si aspetta un voto di massa a sostegno dei candidati dei due Partiti filo-serbi, il Partito liberale serbo e la Lista serba. Momcilo sembra avere le idee chiare su cosa necessiti al Kosovo; tuttavia mi sfugge, nel concreto, cosa e chi sosterrà nell’urna. Ha 54 anni ed una favella non comune, se non per un navigato uomo di politica. Eppure lui nella vita ha lavorato in fabbrica, poi la terra, per sopravvivere. La guerra, la repressione de’UCK contro i serbi, lo costrinse ad abbandonare la sua terra. Poi però, nel 2003 la scommessa di ritornare. "Puoi andare ovunque, ma sempre tornerai a morire nella tua terra. Qui è nato il mio bisnonno, mio nonno e mio padre. Qui sono nato io. Ecco perchè sono tornato; questa è la terra più bella del mondo. E’ la mia terra ed è una terra fertile" afferma agitando le mani, quasi a volerla afferrare, questa stessa terra bagnata da morti ed odio. Ma ora, dopo un lungo processo di integrazione, dopo tanti sforzi della comunità internazionale che qui con la Missione Kfor, dal 1999, ha profuso energie straordinarie, umane ed economiche, la pacificazione reale, è davvero a portata di mano. "Dalle elezioni si spera soprattutto un cambio di passo delle istituzioni ed una speranza di lavoro, di futuro, per le nuove generazioni – aggiunge Momcilo – questo villaggio, prima della guerra contava 270 famiglie; circa 1800 persone oltre i bambini. Oggi le famiglie sono 27. Siamo circa 50. Il futuro passa dalla possibilità concreta di poter sconfiggere la fame e le malattie. Qui c’è bisogno di fabbriche, di infrastrutture. Solo così i serbi potranno tornare ad abitare le case abbandonate per la guerra. Alla gente non interessa più chi governa ma come governa. Qui c’è bisogno di lavoro e di credere finalmente in una nazione unica dove voi, un giorno potrete tornare liberi di venirmi a trovare, potendovi spostare con libertà. Io quel giorno aspetto" così dicendo ci invita a bere un buon bicchiere di rakya, rigorosamente fatta in casa, ma buona. Momcilo, domani,domenica, andrà a votare; ha inviato tutti i suoi concittadini aventi diritto ad andare. A questo punto poco conta per chi voteranno. Forse, la vittoria più grande è aver riconosciuto che il Kosovo dei kosovari, integrati tra etnie diverse, ora esiste. Forse.