Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Ennesimo attacco allo Stato e vilipendio all’unità nazionale. Ancora una sceneggiata di Bossi e compagni. Quanto ancora dobbiamo aspettare prima che lo Stato reagisca.

di Lorenzo Peluso

Si è conclusa oggi a Venezia l’ennesima sceneggiata della Lega. Cori ed ancora cori inneggianti alla secessione hanno accompagnato il discorso delirante del leader della lega Nord Umberto Bossi
"La soluzione è la secessione. Come si fa a stare in un paese che sta addirittura perdendo la democrazia giorno per giorno? Se qualcuno pensa che il fascismo è finito mi sembra sia ritornato con altri nomi e altre facce. Occorre trovare una via d’uscita democratica, perché un popolo storicamente importante e dignitoso è stato costretto a mantenere l’Italia" Queste le parole di chiusura dell’annuale appuntamento della festa dei popoli padani a Venezia. Un discorso a cui è seguita poi la solita sceneggiata dell’ampolla dell’acqua del Monviso che viene versata in laguna. "Oggi non siamo più in grado di mantenere il centralismo e assistenzialismo romano, lo abbiamo fatto per tanto tempo. La lotta per la libertà la vinceremo, molti saranno i popoli amici della Padania, ogni giorno arriva un popolo nuovo. Alla fine tutto arriva al bersaglio, da adesso in avanti ci sarà la battaglia per la nostra lotta di liberazione dei nostri popoli padani" ha aggiunto Bossi. Secessione, popoli liberi, libertà, mobilitazione, incitamento alla battaglia. Queste le parole chiave che come da manuale vengono pronunciate ogni qualvolta la stessa Lega si trova impantanata nell’acquitrinio torbido delle malefatte che la stessa classe dirigente leghista contribuisce ad alimentare a Roma. Insomma una vera e propria farsa che però, a ben pensare, non solo ha stufato, ma soprattutto lascia intravedere gli estremi di un vero e proprio vilipendio alla Repubblica ed alle sacre norme costituzionali del nostro Paese. Addirittura delirante lì’intervento del Ministro della Repubblica Roberto Calderoli: "150 anni di Unità d’Italia? Non avete ancora capito che non si è riusciti a fare l’unità d’Italia. Ora si cambia registro, il tempo è scaduto, proviamo a padanizzare noi il resto d’Italia e vediamo se ci riusciamo". Queste le farneticanti parole di Calderoli. Ma non è finita qui. Lo stesso ministro della repubblica ha pi aggiunto: "Bossi ci darà l’ordine di battaglia e dove andare. Io mi giro e guardo più a nord; mi giro verso la Svizzera e verso il franco. Al posto delle province avremo i cantoni ed entreremo in una strada completamente diversa". Insomma se queste parole pronunciate da un Ministro attualmente in carica non rappresentano un vilipendio allo Stato allora ditemi un pò voi cosa dovrà accadere prima che le istituzioni di questa traballante Repubblica trovino la forza di reagire. Insomma il solito teatrino che oramai si ripete e che rende tutto molto più chiaro. Naturalmente non ci si può stupire se capi di stato e cancellerie dei maggiori governi europei auspichino un passo indietro dell’attuale esecutivo di governo  per ridare dignità e fiducia al nostro Paese. Come meravigliarsi delle opinioni, oramai diffuse non solo in Europa, espresse dalla stampa straniera sul nostro Paese. Insomma non se ne può più. Io credo che sia davvero arrivata l’ora in cui il popolo italiano si riappropri della sua dignità e del suo onore; credo che sia l’ora di rimboccarsi le maniche, scendere in piazza e letteralmente cacciare a pedate nel sedere questi mistificatori che da quasi vent’anni al governo, hanno ridotto in brandelli questo glorioso Paese. Ebbene si, perché occorre ricordare a noi tutti che questa gente dal 1994 siede nei banchi di Montecitorio, percepisce lauti stipendi, gode di enormi privilegi, è artefice dell’attuale legge elettorale che gli consente di autonominarsi, e soprattutto ha sfasciato un paese che era la settima potenza economica mondiale portandolo sull’orlo del fallimento. Io credo sia ora che il sud, in uno scatto d’orgoglio, torni ad esser protagonista della storia di questo Paese imponendo non solo attenzione per questa parte dello stivale ma soprattutto proponendo un modello di classe politica nuova, seria, lungimirante ed orgogliosa del nostro tricolore. Credo sia questo il punto di partenza di una rivoluzione culturale che dovrà portare in pochi mesi all’azzeramento dell’attuale classe dirigente ed alla progettazione di un Paese nuovo e moderno al pari delle grandi democrazie del nord Europa. Credo e spero che si possa fare, in tempo utile e con l’aiuto di Dio.