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Elezioni in Kosovo: vincono le opposizioni

redazione

Pristina – Nuovo corso per il Kosovo. Il partito nazionalista di sinistra Vetevendosje (“Autodeterminazione”, VV) ha vinto le elezioni parlamentari anticipate con il 26% dei voti. Sconfitti sia il Partito Democratico del Kosovo (PDK) del presidente Hashim Thaci sia l’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK) del premier dimissionario Ramush Haradinaj. Per la prima volta il partito nazionalista, guidato da Albin Kurti, riceverà l’incarico di formare il governo, nel quale non parteciperà il PDK di Thaci dopo 12 anni alla guida del paese. PDK e AAK – che insieme al partito minore NISMA formavano la coalizione “PAN” – pagano cara la scelta di presentarsi al voto divisi. Con una percentuale molto vicina a Vetevendosje, il secondo partito risulta essere la Lega Democratica del Kosovo (LDK) – formazione di centro-destra fondata nel 1989 dal leader pacifista Ibrahim Rugova – guidato da Vjosa Osmani, volto nuovo della politica kosovara, nonché unica donna candidata premier. Con tutta probabilità, LDK e VV – che insieme dovrebbero aggiudicarsi almeno 60 dei 120 seggi del parlamento – si coalizzeranno. I due partiti condividevano fino a ieri i banchi dell’opposizione e alla vigilia del voto hanno preferito escludere alleanze, per preservare l’integrità ideologica che li ha sempre contraddistinti. Entrambi si sono sempre opposti al progetto di ridefinizione dei confini con la Serbia portato avanti – anche se in forma non ufficiale – dal presidente Thaci. A differenza di quanto premesso alla vigilia del voto, il leader Kurti ha già fatto riferimento alla possibilità di allearsi con LDK e dar quindi vita a un esecutivo inedito per la breve storia democratica del Kosovo. Le posizioni oltranziste di VV e la comune visione con LDK circa l’integrità territoriale del Kosovo potrebbero costituire una svolta nel processo di normalizzazione dei rapporti con Belgrado mediato dall’Unione Europea, anche se dallo scorso novembre questo è congelato per via dei dazi del 100% sui prodotti dalla Serbia imposti da Pristina in reazione al blocco diplomatico serbo per impedire al Kosovo di entrare nell’INTERPOL. Per quanto riguarda i serbi del Kosovo, che si concentrano nei 4 comuni nel nord del paese, si registra il trionfo assoluto della Lista Serba – unico partito appoggiato direttamente da Belgrado e dal presidente Aleksandar Vucic – con oltre il 90% dei voti ottenuto nei comuni settentrionali e con il picco del 98% a Mitrovica Nord, principale città serba del paese. Con il 6% dei voti a livello nazionale, la Lista Serba – che faceva parte del governo Haradinaj – si aggiudica, così come alle elezioni del 2017, tutti i 10 seggi spettanti alla minoranza serba, ma è da escludere che il partito possa creare un’intesa con un esecutivo guidato da Vetevendosje. I nazionalisti di Albin Kurti hanno più volte parlato del progetto di unificazione con l’Albania, per il quale hanno spesso promesso di tenere un referendum, rigettando, allo stesso tempo, il dialogo con Belgrado sulla normalizzazione dei rapporti, così come il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali negli affari interni del Kosovo. Tuttavia, il progetto di unificazione non gode di grande supporto politico a Tirana ed è improbabile che possa effettivamente realizzarsi. Resta però il timore della minoranza serba, che ha sempre paventato – anche sull’onda di una costante propaganda guidata da Belgrado – la nascita di una “Grande Albania” che includa tutto il Kosovo, su cui la Serbia continua a rivendicare la sovranità. Non è da escludere che, qualora nascesse un esecutivo insieme a LDK, le posizioni più radicali di Vetevendosje possano essere ridimensionate e conformate al percorso euro-atlantico iniziato da Pristina e per il quale è propedeutico un dialogo, o meglio un compromesso definitivo, con la Serbia. Fino ad oggi il processo di normalizzazione è stato di competenza esclusiva del presidente Hashim Thaci – così come in Serbia è guidato da Aleksandar Vucic con un ruolo marginale del governo – e non si esclude che il costituendo esecutivo continui a non essere coinvolto. Infine, va anche detto che, oltre alla normalizzazione dei rapporti e al processo di affermazione in ambito internazionale, il Kosovo è afflitto da problemi interni di carattere strutturale, che ancora ne ostacolano il processo di state-building. Non è un caso che, secondo molti analisti, le priorità del paese, ovvero le preoccupazioni degli elettori, sono altre rispetto ai rapporti con la Serbia. La disoccupazione che spinge i giovani a emigrare, la corruzione che attanaglia le istituzioni, l’inquinamento, così come l’approvvigionamento di servizi quali acqua potabile, rete fognaria ed energia elettrica là dove ancora mancano saranno le questioni interne su cui i cittadini kosovari coltivano maggiori speranze.