Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Ed ora cosa ne facciamo dei Foreign fighters di ritorno?

di Lorenzo Peluso.

Ed ora cosa ne facciamo? Come li dobbiamo considerare? Secondo la Commissione Europea più di 42mila combattenti stranieri si sono uniti a organizzazioni terroristiche tra il 2011 e il 2016. Si ritierne che circa 5mila di loro provengano dall’Europa. Sono i Foreign fighters di ritorno. A fare pressione sono soprattutto gli Stati Uniti che forniscono anche i numeri: negli ultimi anni circa 850 persone sono state catturate dalle forze democratiche siriane (SDF) sostenute dagli Stati Uniti che ora chiedono ai Paesi di rimpatriare e processare i propri cittadini. I governi europei fino ad ora si sono rifiutati di rimpatriare i loro cittadini, ma alcuni hanno iniziato a riconsiderare la loro posizione in seguito alle pressioni degli Stati Uniti. La Macedonia del Nord è stata il primo paese  a muoversi in questo senso, rimpatriando e processando sette combattenti nell’agosto 2018. In seguito anche la Francia, a gennaio,  ha dichiarato di voler considerare l’eventuale  rimpatrio di 130 uomini e donne, ma al momento non sembra che alle parole siano seguiti i fatti. Da Berlino intanto non si commenta, anche perchè la Germania ha molti foreign fighters. E’ chiaro che questa è una vicenda che crea non poche preoccupazioni. La riluttanza in Europa deriverebbe dalla paura che è difficile dimostrare in tribunale le responsabilità oggettive dei foreign fighters. Inoltre è chiaro che si ha anche paura di questi soggetti. Se pur Berlino non si pronuncia sul futuro di questi “terroristi” perchè così occorre definirli, il ministero dell’Interno tedesco ha reso noto che lo scorso mese di gennaio sono già tornati in patria un terzo dei circa milla cittadini tedeschi che a partire dal 2013 si sono uniti all’Isis in Iraq e Siria. Molti di loro sono stati perseguiti o inseriti in programmi di riabilitazione. Vi è poi la questione relativa ai bambini. Già dallo scorso ottobre la Francia ha annunciato di essere al lavoro su un piano di rimpatrio per i bambini dei foreign fighters. In Belgio intanto hanno adottato una procedura specifica per le modalità di rimpatrio che si basa  proprio sull’età. I bambini di età inferiore ai 10 anni hanno diritto a ritornare immediatamente in Belgio, mentre quelli di età compresa tra i 10 e i 18 anni vengono considerati caso per caso. Tuttavia il governo belga ha annunciato di volere presentare ricorso contro una sentenza del tribunale che lo scorso dicembre ha ordinato il rimpatrio di 6 bambini e delle loro madri. A quanto pare l’unico paese al momento che avrebbe agevolato il rimpatrio delle famiglie dei foreign figheters dell’Isis è la Spagna, che avrebbe addirittura pagato le spese delle guide che le hanno scortate dalle zone di conflitto alla Turchia. Anche da Mosca è arrivata una notizia simile, chiarendo di aver già rimpatriato i figli di alcuni foreign fighters. Il nostro paese su questo tace. Ma il problema resta. Secondo fonti di intelligence su dati che risalgono allo scorso 15 agosto, sono 135 i foreign fighters italiani. Una spina nel fianco anche del ministro degli interni, salvini, oltre che un tema questo che occorre definire sui tavoli internazionali.