Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Ed in Afghanistan si continua a morire

di Lorenzo Peluso.

Non si contano più gli attentati, ogni giorno, che scuotono l’Afghanistan. Due giorni fa una potentissima esplosione ha scosso Kabul. Il ministero dell’Interno afghano ha spiegato che si è trattato della deflagrazione di un camion-bomba. L’attentato è avvenuto all’entrata del Green Village, un compound protetto che ospita soprattutto Ong e compagnie straniere e dove risiedono militari e civili nel distretto Pd9 della capitale afghana. L’attacco è avvenuto poco dopo l’annuncio dei primi risultati delle elezioni politiche. Secondo le rilevazioni del ministero degli Interni, il bilancio sarebbe di almeno quattro morti e una novantina di feriti. “Ci sono quattro morti, fra cui tre militari e 90 feriti, 23 dei quali bambini, 12 donne e 55 uomini. Le persone colpite sono per lo più civili”, ha dichiarato Najib Danish, portavoce del ministero dell’interno. Per ora non ci sono rivendicazioni, ma i sospetti si indirizzano verso i talebani o l’Isis, autori di numerosi attentati in Afghanistan. Intanto la delegazione americana che sta trattando con i talebani negli Emirati Arabi Uniti in vista del disimpegno dall’Afghanistan, ha messo sul tavolo la volontà di conservare alcune basi militari di minore entità nel paese garantendo in cambio un “sostegno concreto” alla stabilità politica e sociale. Per gli statunitensi le basi militari evidentemente “avranno lo scopo di tutelare la presenza di Washington nella regione”, pur “senza influenzare in alcun modo la sicurezza” nella Repubblica Islamica.
La richiesta degli statunitensi è quella in realtà di assicurare la propria presenza nel paese dalla grande importanza strategica, che è poi uno dei principali motivi dell’intervento partito nel 2001, ma di fatto i militari Usa, come prima quelli sovietici, si sono trovati in un costosissimo pantano dal quale non riescono ad uscire se non cedendo su tutta la linea. Bisogna ora vedere se i talebani saranno o meno interessati alla proposta americana e cosa vorranno in cambio. In realtà le trattative sono in corso ormai da mesi, in modo riservato, ma ad oggi hanno prodotto poco o nulla. nel mentre si continua a morire. Quattro giorni fa ad Herat altri cinque morti, fra cui un bambino e due feriti; questo  il bilancio delle vittime di un attacco contro un posto di polizia nella provincia afgana di Herat. L’attacco in questo caso è stato condotto da due uomini armati ed entrambi uccisi, non è ancora stato rivendicato ma le autorità puntano il dito contro la guerriglia talebana.