Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Economia – Pil e occupazione in crescita nel 2016

L’occupazione crescerà nel 2016 e i miglioramenti sul mercato del lavoro proseguiranno nel 2017, anche se a ritmi più contenuti. Sono le previsioni dell’Istat, secondo cui nel 2016 le unità di lavoro dovrebbero aumentare dello 0,9% rispetto al 2015, sostenute dal miglioramento del ciclo economico e, parzialmente, dagli sgravi contributivi per le nuove assunzioni (il cui importo e durata sono stati ridotti nell’anno corrente). Il tasso di disoccupazione, che nel corso dell’anno ha mostrato un andamento relativamente stabile, è atteso diminuire progressivamente, anche per effetto della maggiore partecipazione al mercato del lavoro, attestandosi nel 2016 all’11,5%. Nel 2017 l’Istat prevede che le unità di lavoro aumentino dello 0,6% e la disoccupazione si attesti all’11,3%. Secondo il rapporto Istat “Le previsioni per l’economia italiana nel 2016-2017”, le retribuzioni per dipendente mostreranno una dinamica moderata, sostanzialmente in linea con quella delle retribuzioni contrattuali (+0,6% nel 2016). La dinamica della produttività del lavoro resterà negativa per l’anno in corso mentre il costo del lavoro per unità di prodotto è atteso in aumento per tutto il periodo di previsione. Il Pil nel 2016 crescerà dello 0,8% mentre salirà dello 0,9% nel 2017, assicura l’Istat che spiega come questo rafforzamento della crescita “sarà caratterizzato dal consolidamento dei consumi privati e da una ripresa del processo di accumulazione del capitale supportata dal miglioramento delle aspettative sull’evoluzione della domanda, da condizioni favorevoli sul mercato del credito e dalle misure di politica fiscale a sostegno degli investimenti”. “Una ripresa più accentuata del processo di accumulazione del capitale potrebbe rappresentare un ulteriore stimolo alla crescita economica nel 2017” sottolinea l’Istat, avvertendo che “tuttavia le incertezze legate al riaccendersi delle tensioni sui mercati finanziari potrebbero condizionare il percorso di crescita delineato”. “Le previsioni incorporano le misure descritte nel disegno di legge sul Bilancio di previsione dello Stato”. “Nel 2017 è prevista una crescita dei flussi in volume a ritmi moderati – spiega l’Istat – sebbene il rallentamento della domanda dei paesi emergenti, le tensioni geopolitiche e le turbolenze sui mercati finanziari rappresentino significativi fattori di rischio al ribasso”. Nel 2016 il contributo alla crescita è stimato pari all’1,2%, con un apporto prevalente della spesa delle famiglie rispetto a quella in beni capitali. Nel 2017 l’attesa accelerazione degli investimenti e la minore vivacità dei consumi determinerebbero comunque un contributo ampiamente positivo della domanda interna (+1,1%). Il rallentamento del ciclo economico delle principali economie dei paesi emergenti influenzerà l’andamento dei flussi commerciali. Il brusco rallentamento delle esportazioni e, in misura più marcata, delle importazioni determineranno, nel 2016, una lieve riduzione del contributo della domanda estera netta (-0,1 punti percentuali). Nel 2017 la prevista ripresa dei flussi commerciali, in particolare delle importazioni, comporterebbe un leggero peggioramento del contributo della domanda estera netta (-0,2 punti percentuali). Le spinte deflative continuano ad interessare l’intero sistema dei prezzi ma già nei primi mesi del 2017 si prevede una ripresa dell’inflazione con una intensità più marcata nella seconda parte dell’anno. “La caduta dei prezzi risulta ancora rilevante per i prodotti importati (-1,7% in settembre) e relativamente più contenuta per i prezzi alla produzione (-0,8% in settembre per il mercato interno) – fa notare l’Istat – Per i prezzi al consumo, dalla primavera si è registrata una inversione di tendenza anche se i tassi di variazione sono rimasti lievemente negativi (-0,2% il tasso annuo in ottobre in base all’indice per l’intera collettività). L’attenuazione della fase deflativa ha scontato essenzialmente il minor calo dei prezzi della componente energetica mentre una fase ciclica ancora incerta e la debole domanda di consumo si sono tradotte in un rallentamento significativo per le componenti di fondo. La core inflation, misurata al netto di energetici, alimentari e tabacchi, si è quasi annullata (+0,1%), spinta dalla decelerazione dei prezzi sia dei beni non alimentari e non energetici sia dei servizi. Nella media del 2016 il deflatore della spesa delle famiglie risulterà invariato rispetto allo scorso anno”. Per il 2017 risulteranno determinanti le condizioni di costo sui mercati internazionali delle materie prime, in particolare per l’approvvigionamento energetico. “Nel quadro di una ripresa dei corsi petroliferi – sottolinea l’Istat – il contributo all’inflazione della componente energetica è previsto diventare positivo. A questo si associa il deprezzamento contenuto del cambio dell’euro rispetto al dollaro che spingerà al rialzo anche i costi degli altri input importati. In assenza di accelerazioni significative dei salari e di ostacoli dal lato dell’offerta, le determinanti interne dei costi non indurranno pressioni inflazionistiche rilevanti nonostante un graduale recupero dei margini di profitto”.