Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

E’ sempre colpa di quelli di prima.

di Lorenzo Peluso.

In Italia, è così da sempre. La colpa è sempre degli altri. Di quelli di prima, insomma. Se la situazione non fosse drammatica, per quanto lo è, ci si potrebbe sorridere finanche sopra. Luigi Di Maio, vice premier e ministro per il lavoro, al cospetto con i dati ufficiali dell’ISTAT, sulla recessione del nostro Paese, scarica la responsabilità su “quelli di prima”. Sia chiaro, di responsabilità Renzi e gli altri ne hanno avute e tante anche, e per questo hanno anche pagato con la sonora bocciatura alle elezioni. Di certo però, l’analisi del contesto economico attuale, non può e non deve prescindere dal fattore tempo che evidentemente sfugge a Di Maio. E si, perché il tempo, fugge via veloce, si fa fatica ad accorgersene, ma è così. Di Maio forse dimentica da quanto tempo è il governo giallo-verde a determinare l’assetto del Paese, ed inoltre, evidentemente sottovaluta tutti gli effetti scaturiti dal lungo braccio di ferro con l’Europa, sulla legge di bilancio. E poi, parliamone, se da tutte le parti oramai si evidenzia come l’Italia abbia bisogno di investimenti per il lavoro, e non di sussidi ed assistenza, quella solita definita per decenni: assistenzialismo, allora lo stallo dell’economia nel Paese trova tutte le giustificazioni possibili. Al dato sulla recessione, si aggiunge anche un altro dato preoccupante per l’Italia. Il settore manifatturieri del bel Paese ha iniziato l’anno con l’attività ai valori più bassi da cinque anni a questa parte, a 47,8 punti, il relativo Purchasing Managers Index (indice Pmi), elaborato dalla società di ricerche Ihs Markit, è ulteriormente calato in territorio recessivo, rispetto ai 49,2 punti di dicembre (la soglia di neutralità è a 50 punti). Il tutto mentre si conferma il rallentamento di tutta l’area euro, con il relativo indice Pmi sul manifatturiero a 50,5 punti, da 51,4 punti di dicembre, ai minimi dal novembre 2014. Quello che preoccupa è che il dato sull’Italia è il più basso dal maggio del 2013 e secondo Ihs Markit il peggioramento delle condizioni operative è stato generale. L’evidente calo sulle produzione, dei nuovi ordini, delle esportazioni e soprattutto del livello occupazionale nelle aziende produttrici di beni di consumo, intermedi e d’investimento. Verrebbe da dire che questo sta accadendo adesso, e se non si agisce in fretta, ora, la situazione economica precipiterà ulteriormente al punto di determinare un collasso del sistema produttivo in Italia. Le imprese italiane, questo sfugge a Di Maio, stanno avendo difficoltà a causa del sesto mese consecutivo di contrazione dei nuovi ordini, indicando quindi un debole inizio del 2019. Insomma, da quando i mercati stranieri hanno scommesso, in negativo sulle prospettive del governo cinque stelle-lega, da ben nove mesi, dunque, la situazione è peggiorata giorno dopo giorno. Certo, da aprile alcuni milioni di italiani, speriamo nessun furbetto, cosa molto improbabile, riceveranno il sussidio, il tanto atteso reddito di cittadinanza, nel mentre piccoli imprenditori che ogni giorno lottano per la sopravvivenza delle loro aziende, per il mantenimento dei livelli occupazionali, vedono giorno dopo giorno svanire la possibilità di resistere. Con quota 100 altre migliaia di persone andranno in pensione, ma nel mentre non esiste un piano per l’occupazione, per le assunzioni. Chi lavorerà per pagarle queste pensioni, non è dato saperlo. Questo in paesi di taglio anglosassone, che spesso vengono citati dal politichese a modello, si definisce un fallimento della politica. Ma se ancora non tutti lo vogliono ammettere, allora non ci resta che aspettare. Ma forse, se Di Maio e compagni si ravvedono in tempo, forse esiste ancora un margine. Lo ha ammesso anche il ministro dell’Economia Tria secondo il quale “La risposta non può che essere quella di accelerare il programma di investimenti pubblici”. Occorre creare lavoro, questo significa in soldoni.  Insomma, l’ossatura del bel Paese da sempre ha potuto contare sul manifatturiero, sull’artigianato, sulle imprese. La politica assistenziale del governo però non sta facendo altro che intaccare il recupero di fiducia dei mercati finanziari sul debito italiano. Certo, è una politica che parla alla pancia degli italiani, solo che così facendo, presto la pancia degli stessi italiani rischia di rimanere vuota.