Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

E se scioperassero i medici e gli infermieri ?

di Lorenzo Peluso.

Il senso di tutte le cose. Il significato della scelta, il libero arbitrio, il bene comune, la responsabilità. La condivisione e l’ispirazione alla reazione. No, non l’immunità di gregge, anche questa espressione oramai divenuta comune, ma il senso, se mi è consentito, della responsabilità di gregge. Insomma, stiamo vivendo un momento incredibilmente assurdo, dove tutto è diventato altro. Accade che c’è chi lavora, con grande sacrificio, senza porsi domande inutili e senza pretendere nulla, perché è consapevole che ora è quello che bisogna fare. E’ il caso dei medici e degli infermieri, impegnati sul fronte di una guerra che miete morti ogni giorni. Medici ed infermieri che non hanno neppure il tempo per interrogarsi sul significato di sciopero. Sciopero da cosa poi? Dal salvare vite umane? Loro lavorano in silenzio, anche in Lombardia, soprattutto in Lombardia dove i morti neppure si riescono a seppellire. Lavorano nella stessa terra dove i lavoratori delle aziende metalmeccaniche hanno proclamato uno sciopero per domani, mercoledì 25 marzo per 8 ore. La decisione, hanno spiegato i sindacati di Fim-Cisl “è stata presa perché si consideri la Lombardia una regione dove sono necessarie misure più restrittive sulle attività da lasciare aperte”. In un secondo momento hanno poi chiarito che si sta ancora discutendo sullo sciopero e sulle modalità di attuazione della protesta. Stessa decisione anche per i settori chimico, tessile, dell’energia e della manifattura che in Lombardia. Anche loro hanno proclamato uno sciopero per mercoledì. In questo caso lo hanno deciso le sigle Filctem, Femca e Uiltec. Minacciano di fermarsi anche i lavoratori del settore bancario. Lo annunciano  Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin. Insomma il contendere è l’ultimo decreto varato dal governo che restringe il numero di imprese che possono restare aperte e continua a dividere il mondo del lavoro. Chi non si lamenta, ma continua a lavorare perché è quello che necessita fare, sono i medici e gli infermieri. Sono i camionisti, gli agricoltori, e tanti altri, che bene sanno quanto sia importante in questo momento fare ciò che è necessario fare. Neppure i giornalisti, anche noi altri, nessuno si lamenta, nessuno pensa allo sciopero. Eppure le condizioni di sicurezza e difficoltà, sono uguali per tutti. Allora proviamo ad immaginare cosa accadrebbe se, al Pronto Soccorso di un qualsiasi ospedale, magari in Lombardia, si presentasse uno dei tanti segretario di una qualsivoglia sigla sindacale, con tosse, febbre alta, problemi respiratori. Insomma un italiano, uno di quelli, segretario di una sigla sindacale che in queste ore invoca e minaccia lo sciopero, contagiato dal Covid 19. E allora immaginiamo anche che a quel Pronto Soccorso lo stesso si imbatta in un medico, in un infermiere che, stanco, stressato, preoccupato, gli dica: siamo in sciopero  “perché sono necessarie misure più restrittive sulle attività da lasciare aperte”. Un medico ed un infermiere che da giorni non tornano a casa, dai loro cari. Oppure, da oggi, dalle 18 di oggi, tutti i giornalisti vanno in sciopero, perché “sono necessarie misure più restrittive sulle attività da lasciare aperte”. Dunque da oggi, nessuno darà conto di cosa sta accadendo nel nostro Paese, nessuno porgerà un microfono a cui far parlare gli esperti, gli scienziati, i medici, i politici anche, la gente comune che racconta le proprie storie. Anche i giornalisti, hanno una famiglia, hanno i figli, sono preoccupati per loro e per i loro cari. Si, è vero, sono necessarie misure più restrittive sulle attività da lasciare aperte. E’ vero, si, occorre lavorare per migliorare tutto, per fare meglio, per aiutare tutti. Si, è quello che dobbiamo fare, tutti. Con lo sciopero? Fermando le filiere produttive? aggiungendo problemi ai tanti problemi?  Ieri nell’Astigiano sciopero nel comparto metalmeccanico con lavoratori che non si sono presentati in fabbrica aderendo così alla protesta nazionale di Fiom, Fim e Uilm. Dunque tutti chiedono maggiore sicurezza e dispositivi di protezione. Assolutamente legittimo farlo e necessario anche. Ma è giusto lo sciopero? Si perché, se è giusto, allora da oggi vanno in sciopero anche le forze dell’Ordine che garantiscono al sicurezza; carabinieri, polizia municipale, militari dell’Esercito. Anche loro necessitano di maggiore sicurezza e dispositivi di protezione. Infine, è chiaro, in questa babele dove, se è giusto scioperare, è giusto per tutti, allora vanno in sciopero anche i volontari della Protezione Civile, anche loro si. E’ questa l’Italia che reagisce, unita, responsabile, forte, coesa? E’ questa l’Italia che dovrebbe fare combattere un nemico che non vediamo, ma che ci fa vedere le sue vittime? E’ questa l’Italia che dobbiamo salvare? Lo sciopero è un retaggio di un Italia che non c’è più, solo i sindacati, anacronistici al tempo che scorre, non lo hanno ancora capito.