Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

E’ meraviglioso ammirare il cielo. Ci si può trovare molto più di quel che si sta cercando.

di Lorenzo Peluso.

Da bambino, ricordo, mi piaceva molto  sedermi sul davanzale della finestra e guardare per un tempo smisurato il cielo. Lo facevo in realtà senza badare al senso di quello scrutare nell’infinito del cielo, quasi stessi li a cercare un qualche cosa, nell’azzurro dell’immenso. Lo facevo anche quando l’azzurro del cielo non lo si vedeva affatto, magari in quei giorni d’autunno quando le nubi sotto la spinta del vento, assumevano forme incredibili che stimolavano la fantasia. Con gli anni poi, ho imparato a scrutarlo soprattutto la notte. Mi piace fissare il firmamento sforzando le pupille a scrutare ben oltre ciò che possono vedere. Con gli anni e la curiosità ho imparato che nel cielo, ad agosto per esempio, si può osservare un particolare triangolo luminoso  che vede protagonista Vega, Altair e Deneb. Sono le stelle più brillanti di questo periodo, poi sfumano con il trascorrere delle settimane. Vega è affascinante davvero, è posta all’estremità della costellazione della Lira, una sorta di parallelogramma che secondo il mito greco, equivale allo strumento suonato da Orfeo per incantare con la sua musica. Sulla sinistra poi c’è la costellazione del Cigno. Certo, tutto dipende da dove volgiamo lo sguardo. A Nord ad esempio è facile distinguere le costellazioni dell’Orsa maggiore e dell’Orsa minore. All’estremità di quest’ultima si nota la Stella polare. Ruotando il capo verso est la bellezza di Pegaso e Perseo. Che spettacolo il cielo di notte. Il paradosso però è che tutto questo è ben visibile, molto meglio e più nitidamente solo se manca la luce della Luna. Certo, in modo romantico possiamo immaginare che ella, vanitosa com’è, tende ad oscurare con la sua bellezza ogni altro corpo celeste, pur di farsi ammirare ed affascinare la mente umana. A guardarla con attenzione, nelle sue diverse fasi, mostra la particolarità della linea marginale di stacco tra la parte illuminata e quella nascosta. Mi affascina ammirare quella linea impercettibile che scorre tra la luce ed il buio, perché è proprio in quell’area che il contrasto mostra con evidenza i particolari dei  rilievi presenti sulla superficie lunare. Quella linea di contrasto ne esaltata le ombre e svela le valli, incupisce i crateri e dopo qualche istante l’occhio definisce addirittura le catene montuose. In realtà, credo che la Luna sia molto di più di ciò che ci mostra nelle notti di Luna piana. In quel momento infatti, inganna la vista dell’occhio con la sua stupefacente luminosità e non ci offre l’occasione di scrutare i dettagli. Certo come sono, che è nei dettagli che si coglie l’essenza del tutto, insomma la Luna va ammirata quando si offre solo in parte, sono in minima parte. In quel momento credo che si possa davvero comprenderne la bellezza assoluta del suo fascino.

Insomma, la faccio breve. Ho imparato osservando il cielo che la bellezza del tutto non è nella vastità e nell’infinito del mostrare, tutto ciò che si è, ma lo è nella misura esatta in cui riusciamo a cogliere i dettagli, quelli seminascosti, quelli che quasi sfuggono all’occhio. La bellezza del creato è nel suo insieme, che diventa tale solo perché esistono sfumature dei dettagli che di volta in volta riusciamo a cogliere. Accade in tutto. Nelle parole ad esempio. L’inclinazione e la sfumatura di una singola parola, assume per la nostra mente che la recepisce, un significato assolutamente diverso a seconda delle circostanze. Un dettaglio, anche questo. Pensiamo ad esempio al silenzio che segue ad una singola parola. Ne cambia di netto il significato; mentre viceversa, se seguita da un incalzare di parole, si perde e si disperde nei meandri di un discorso che porta altrove. E’ meraviglioso ammirare il cielo. Ci si può trovare molto più di quel che si sta cercando, occorre però badare al dettaglio.