Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

E’ il lavoro che manca al Sud. Il punto di vista del direttore generale della BCC di Buonabitacolo, Angelo De Luca.

di Lorenzo Peluso

Un paese a due, o tre velocità, non può reggere l’effetto destabilizzante di una Europa che prende a modello il sistema economico tedesco. L’Italia continua a fare i conti con una lenta e fragile economia che al sud e nel sud riconosce il punto nodale. Se lo scorso anno sono stati registrati 97mila stranieri in più, contestualmente la popolazione è diminuita di 207mila unità. Inutile dire che dove si spopola maggiormente il Paese è a Sud. Il rischio concreto oramai è che questo fenomeno rischia di cambiare l’identità di intere comunità con una società che invecchia precocemente e con un numero sempre maggiore di giovani che emigra. Siamo partiti da questi numeri per una considerazione generale sul futuro del Sud, con il direttore generale della BCC di Buonabitacolo, Angelo De Luca.

“Numeri e cifre non sono un’invenzione, piuttosto i dati crudi ed amari che riporta il Rapporto Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), 2018 sul Mezzogiorno. Occorre guardare con attenzione ad un periodo più ampio per comprendere la sostanza di ciò che sta accedendo al sud” afferma il direttore De Luca. “Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883mila residenti. Oltre la metà costituita da giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto da laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Di questi quasi 800mila non sono tornati. Una fotografia allarmante che mostra un Sud meno attrattivo del resto d’Italia persino per la popolazione immigrata. basti pensare che nel 2017 nel Centro-Nord risiedevano 4 milioni e 272mila stranieri rispetto agli 872mila del Mezzogiorno. Con il risultato che complessivamente il peso demografico di quest’area diminuisce e ora è pari al 34,2%” ha aggiunto il direttore De Luca. Dunque, come risollevare le sorti del mezzogiorno, e soprattutto è davvero possibile uscire da questa situazione? “Inutile persino affermare che al Sud il disagio sociale ha proporzioni enormi con una dinamica sociale, che tende ad escludere una quota crescente di cittadini dal mercato del lavoro. Qui cresce a vista d’occhio la povertà. Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362mila a 600mila (nel Centro-Nord sono 470mila). Il numero di famiglie senza alcun occupato è cresciuto anche nel 2016 e nel 2017, in media del 2% all’anno. Questo provoca sacche di crescente emarginazione e degrado sociale. Io non credo che il reddito di cittadinanza sia un aiuto concreto, piuttosto è necessario investire sul lavoro, sull’occupazione. manca e nessuno ne parla, un piano di occupazione per il sud, è il lavoro che chiedono le persone, l’assistenzialismo non crea economia, ma solo appiattimento culturale e sociale. E’ questa la sola risposta possibile” ha concluso il direttore Angelo De Luca.