Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Dissesto idrogeologico: dall’ ENEA un modello innovativo per la previsione dei rischi da ‘fiumi di fango’ e delle aree a rischio.

di Francesco Pacchiano.

Un team multidisciplinare di ricercatori ENEA ha messo a punto una metodologia innovativa che consente di prevedere l’intensità e il percorso dei “fiumi di fango”, un tipo di frana dagli effetti particolarmente catastrofici, e di individuare aree e infrastrutture a rischio. La novità della metodologia si basa sull’incrocio di dati geografici, storici e territoriali, ma anche sugli studi sul campo realizzati in occasione delle frane di Messina e sui test di mitigazione del rischio realizzati in Afghanistan con finanziamenti della Banca Mondiale. Un ulteriore aspetto innovativo della metodologia è l’attenzione alla “ricostruzione resiliente” delle aree, anche attraverso l’analisi costi/benefici e le iniziative di formazione rivolte alla popolazione.

 “Una volta rese fruibili sul web, le mappe che abbiamo realizzato consentiranno alle amministrazioni pubbliche di intervenire per mitigare il danno, valutandone anche costi e benefici, in un’ottica di ricostruzione resiliente” sottolinea Claudio Puglisi del Laboratorio Tecnologie per la DInamica delle Strutture e la PREVenzione del rischio sismico e idrogeologico dell’ENEA.  “Approfondire l’analisi dello stato di rischio da eventi naturali tramite la stima di intensità, velocità, area di transito e di deposito del futuro fenomeno franoso rappresenta un importante passo in avanti nella difesa di strutture e infrastrutture presenti in un’area che mostra propensione ai fenomeni franosi. Si tratta, inoltre, di un elemento fondamentale nelle strategie di mitigazione del danno atteso che può diventare un modello replicabile ed adattabile anche in altri contesti”, spiega ancora Puglisi, “L’analisi dei dati storici incrociati con quelli di suolo, pendenza, tipo di roccia e di altri parametri permettono di individuare le zone di futuro innesco del fenomeno franoso anche in aree dove non è mai avvenuto”.

Il metodo adottato dall’ENEA ha due livelli di approfondimento: il primo a livello nazionale dove vengono individuati distinti livelli di suscettibilità per distinte tipologie di fenomeni franosi quali le frane a lenta evoluzione, come le grandi colate di argilla tipiche del centro nord Italia e della Basilicata, le frane a rapida evoluzione, vale a dire i crolli di massi di roccia da pareti verticali e le frane superficiali a rapida evoluzione, i cosiddetti “fiumi di fango”; il secondo a livello locale dove vengono stimate le aree di possibile propagazione del fenomeno e le energie connesse, con particolare riferimento alle frane superficiali a rapida evoluzione alle quali è imputabile il maggior numero di vittime e di danni – come è accaduto nel 1998 nell’area di Sarno (Salerno) e nel 2007 e 2009 in provincia di Messina -. Incrociando tali carte di pericolosità con quelle di uso del suolo è possibile individuare le aree e le infrastrutture maggiormente a rischio. Inoltre, ENEA ha progettato e sviluppato un’apposita banca dati territoriale insieme ad un sistema di supporto alle decisioni, dotato di interfaccia WebGIS. In questo modo, caso per caso, è possibile organizzare tutti i dati geografici e le informazioni territoriali in maniera organica, rendendoli quindi fruibili attraverso una specifica applicazione via web.

“Nell’ambito dello studio finanziato dalla Banca Mondiale è emerso che il 70% del territorio afghano è soggetto a rischio frana. Posizione geografica e anni di degrado ambientale”, spiega Puglisi, “rendono l’Afghanistan un Paese molto incline a pericoli naturali particolarmente intensi e ricorrenti come inondazioni, terremoti, valanghe, frane e siccità. Nel 2014 vaste aree del Paese sono state colpite da disastri naturali che hanno provocato il più alto numero di morti al mondo per questo tipo di fenomeno, secondo i dati dell’ultimo decennio”. In un territorio così particolarmente fragile, “Questa applicazione”, conclude Maurizio Pollino del Laboratorio Analisi e Protezione delle Infrastrutture Critiche dell’ENEA, “Otre a permettere la mappatura e la condivisione dei dati e dei risultati, si è rivelata fondamentale per fornire un supporto decisionale agli specialisti della Banca Mondiale e ai tecnici delle istituzioni afghane interessati come utenti finali”. Prossimamente il modello ENEA verrà applicato ad un programma per la protezione delle infrastrutture critiche in Italia e ad un progetto da realizzare in Perù, in collaborazione con l’Università di Torino.