Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Di aria malata, in Libano si muore.

di Lorenzo Peluso.

Lungo la strada che da Tiro porta ad Al Mansouri, lungo la costa libanese in direzione Israele, a pochi metri dal mare, una montagna brucia costantemente. Non si vedono le fiamme, ma la densa coltre di fumo nero che si leva nell’aria, spinta dal libeccio. E’ una delle discariche di rifiuti più grandi del Libano. A pochi passi le abitazioni che costeggiano l’importante arteria di collegamento con il confine Israeliano. Montagne di rifiuti bruciate senza alcun accortezza. Si brucia tutto in Libano. Carcasse di pneumatici e plastica, in abbondanza, miscelata a rifiuti organici ed elettrodomestici. In Libano funziona così. Per smaltire i rifiuti, semplicemente gli si dà fuoco, ovunque, anche dietro casa. Una vera e propria emergenza ambientale per il Paese dei cedri. negli ultimi anni poi la questione è diventata davvero preoccupante. Un allarme ambientale ma anche e soprattutto ora, un allarme sanitario. Secondo i dati di Human rights watch  chi abita in zona soffre di gravi disturbi respiratori. In realtà, l’atteggiamento dei libanesi verso il tema dei rifiuti, da sempre è stato molto blando, in sostanza è evidente percorrendo le strade del Libano che rifiuti di ogni sorta, sono abbandonati nei canaloni di scolo, lungo le cunette, persino nei campi coltivati a banani, che poi vengono puntualmente dati alle fiamme insieme alle sterpaglie. L’aria è dunque irrespirabile. Human rights watch ha evidenziato in uno studio recente che i libanesi soffrono di disturbi e malattie polmonari, tosse, irritazione della gola, allergie e asma. Tutto nella normalità più assoluta. Alla consuetudine del non rispetto per l’ambiente, si è aggiunta una vera e propria emergenza smaltimento rifiuti, nel 2015 quando le autorità libanesi decisero di chiudere la megadiscarica alla periferia di Beirut, satura e senza alcuna prospettiva di risanamento ambientale. Non trovando alcuna altra alternativa, si decise semplicemente di chiudere l’area e da quel momento, le discariche a cielo aperto e l’incendio dei rifiuti sono paradossalmente legali. Un tema quello dell’inquinamento ambientale in Libano, evidenziato in molteplici occasioni anche dai rappresentanti delle Nazioni Unite che contano sul territorio alcune migliaia di caschi blu, a presidio del confine militare con Israele. La situazione politica molto ballerina e fragile tuttavia, non ha consentito al parlamento di Beirut di varare una legge che per uniformare a livello nazionale le politiche sui rifiuti. Intanto, di aria malata, in Libano si muore.