Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Dal fratacchione alla Botteri, passando da Sangiuliano e Cirielli.

di Lorenzo Peluso.

Confesso, sono uno di quelli che quando va a fare spesa (quando andavo, spero di riandarci presto) mi capita di comprare tre, anche cinque magliette dello stesso tipo, spesso anche dello stesso colore. Lo faccio perché mi piace farlo. Se un capo mi piace, decido di indossarlo anche tutti i giorni. Non mi sono mai chiesto a chi possa interessare. Continuerò a farlo. Chiaro è che in questo contesto le polemiche stupide e sterili, aggravate da una sorta di offesa alla persona, mosse dalla trasmissione Striscia la Notizia alla corrispondente Rai da Pechino, Giovanna Botteri, sono davvero di basso profilo. Se mai, alla Botteri bisogna muovere qualche critica, da un punto di vista professionale, allora occorre farlo nel merito. Lei, giornalista di grande esperienza, ha dimostrato negli USA prima, ora da Pechino, di uscire poco per strada. Insomma, le sue corrispondenze, i suoi servizi, sono sempre da studio. Prima lo skyline di New York, ora sostituito da quello di Pechino, nello sfondo digitale  dello studio televisivo. Tuttavia, i servizi della Botteri non mancano di raccontare i fatti. Ed è questo poi quello che conta nel mondo dell’informazione. I capelli scompigliati, le stesse magliette indossate per settimane, credo incidano davvero poco, sulla qualità dell’informazione offerta da Botteri. Dunque, davvero non possiamo che archiviare le polemiche strumentali della striscia satirica di Canale 5 come stupide. Ma questo fine settimana, rimanendo in tema di televisione, c’è stato anche il siparietto del governatore De Luca da Fabio Fazio, definito da De Luca: “fratacchione”. Come dargli torto. Ma anche quello è uno stile professionale, un modo di fare. Tuttavia è innegabile, che Fazio, grazie ai potenti mezzi offerti da mamma Rai, è catalizzatore di grandi ospiti, spesso di profilo internazionale che scelgono, o accettano  quel programma per raccontarsi al pubblico italiano. Piaccia o meno. Chiaro è che quel che conta, sulla tv pubblica, così come nelle reti private, è l’indotto pubblicitario. La qualità della tv d’inchiesta, quella che racconta i fatti, è passata in secondo piano da molto tempo. Basti ricordare che fine ha fatto Mixer ed il grande Minoli. Lo dimostra il fatto che vespa ed i suoi plastici, inossidabile, rimane sempre li da “millenni”. Eppure, Vespa, è stato colui che ha dato l’opportunità all’allora candidato Silvio Berlusconi di “vendere” agli italiani quel contratto beffa firmato in prima serata davanti a milioni di italiani. Un fatto dimenticato questo, da Salvini e Meloni, che hanno accusato l’attuale presidente del Consiglio di aver usato la tv pubblica, durante una comunicazione alla nazione, per attaccare l’opposizione. Insomma, è sempre così con la tv. Solo ce ne ricordiamo a seconda se conviene farlo. Se non bastasse, allora occorre ricordare cosa è accaduto su Rai 2 poche sere fa. Nella striscia di approfondimento che segue il Tg delle 20.30, molto seguito da milioni di italiani, che solitamente ospita almeno tre persone, l’altra sera ha ospitato solo il leader della Lega con il direttore di rete, Sangiuliano, a fornirgli spunti, così li ha definiti, che in realtà sembravano più assist. Insomma, il pluralismo dell’informazione, questo sconosciuto. Ultimo fatto, particolare, consumatosi durante il fine settimana è stato l’attacco allo Stato ed alla ASL di Salerno, sferrato dal questore della camera, deputato di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli. Cirielli, purtroppo, dopo alcune settimane, dopo aver contratto il covid 19 ed essere risultato guarito, a seguito dell’ennesimo tampone effettuato, è risultato nuovamente positivo al Covid. Comprensibile la sua amarezza, la sua preoccupazione ed anche il senso di frustrazione. meno comprensibile, se non inaccettabile, l’attacco allo Stato: “Dopo lo sconforto è arrivata anche l’inquietudine della consapevolezza di essere SOLO in uno Stato dove funziona bene veramente poco . Ovviamente sono semplicemente in quarantena e non sotto cura perché lo Stato si preoccupa solo di mettermi in quarantena perché non mi cura . E sapete perché non mi cura perché NON CI SONO MEDICINE CONTRO IL VIRUS “ ha scritto in un lungo post sui social. Naturalmente a Cirielli auguriamo una pronta guarigione. Tuttavia occorre ricordare allo stesso che lui è un privilegiato, non solo per il numero di tamponi effettuati, ma anche per come sia stato trattato in virtù del suo ruolo istituzionale. Persino inutile descrivere e raccontare le polemiche che sono seguite alle sue esternazioni. Ecco, solo per ricordare a noi tutti, l’inconsistenza spesso dei temi affrontati e la poco rispettabile autorevolezza dei personaggi che li interpretano.