Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Dal Centrafrica la crisi umanitaria che destabilizzerà anche l’Europa.

di Lorenzo Peluso.

L’occidente e l’Europa, in particolar modo, sono impegnati in questioni che evidentemente portano l’opinione pubblica a non considerare fatti ed accadimenti, che in modo ciclico, poi, si ripercuotono sul nostro vivere quotidiano. Tra questi il tema delle migrazioni, rimane certamente un’emergenza straordinaria con effetti devastanti sul sistema economico della vecchia Europa. Il numero degli sfollati è aumentato di “oltre il 70% in un anno” nella Repubblica Centrafricana, dove dal 2013 sono in atto violenze intercomunitarie a seguito della caduta dell’ex presidente Francois Bozizé. Lo ha riferito oggi l’Onu. “In Centrafrica, il numero degli sfollati interni è aumentato di oltre il 70% in un anno. Ad aprile 2018 erano 669.997”, ha reso noto l’Ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha), aggiungendo cha altre 570.000 persone si sono invece rifugiate nei Paesi confinanti. In totale, più di una persona su quattro è stata costretta ad abbandonare la propria abitazione. Un drammatico aumento della violenza nella Repubblica Centrafricana nella prima parte del 2018 ha costretto almeno 55.000 persone, tra cui 28.600 bambini a fuggire a causa della brutalità e della violenza nelle loro comunità. La già precaria situazione umanitaria e di sicurezza del paese si è deteriorata nel corso dell’ultimo anno, aggravandosi ulteriormente dall’inizio del 2018. Attualmente si stima che vi siano 687.400 sfollati interni, rispetto ai 440.000 del 2017, tra cui più di 357.400 bambini, che hanno perso l’accesso all’istruzione, alla sanità e ai servizi di protezione. “I bambini stanno pagando il prezzo più alto per questa nuova ondata di violenza”, ha detto Marie-Pierre Poirier, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Africa Occidentale e Centrale, in missione nella Repubblica Centrafricana – “Tutte le parti dovrebbero porre fine alla violenza contro i bambini. Il mondo non deve dimenticare i bambini della Repubblica Centrafricana. La protezione dei bambini dovrebbe venire prima di tutto”. Al di là dei rischi immediati di un aumento della violenza, la situazione dei bambini nel paese rimane critica. Un terzo dei bambini attualmente non va a scuola. Quasi la metà di tutti i bambini non è completamente vaccinato e il 41% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione cronica. Almeno 2,5 milioni di persone, tra cui 1,3 milioni di bambini, hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente, ma le risorse sono molto limitate. Alla fine di aprile, solo il 15% dell’appello umanitario dell’UNICEF per il 2018 è stato finanziato. L’UNICEF ha bisogno di altri 48 milioni di dollari per continuare a fornire assistenza ai bambini e alle famiglie del paese. L’UNICEF fornisce aiuti salva-vita ai bambini, assistenza sanitaria di base, sostegno specifico alle vittime di violenze e abusi sessuali e accesso a spazi temporanei di apprendimento nei campi per sfollati interni. Nel 2017, come parte della risposta all’epidemia di polio nel bacino del Lago Ciad, più di 800.000 bambini sotto i cinque anni sono stati vaccinati contro la polio, con una copertura del 98%. Inoltre, sono stati curati oltre 26.000 bambini colpiti da malnutrizione acuta grave, con un tasso di recupero del 90%. Solo nel 2017, l’UNICEF ha sostenuto il rilascio di 2.969 bambini da forze e gruppi armati. Nell’ambito della sua risposta umanitaria di emergenza, l’UNICEF ha aiutato a creare 315 spazi di apprendimento temporanei e adatti ai bambini nei campi per sfollati, raggiungendo oltre 56.600 bambini. “Con investimenti significativi per interventi mirati, possiamo fare davvero la differenza per i bambini, sia nei siti di sfollati interni che nelle comunità ospitanti. L’UNICEF e i nostri partner stanno ottenendo risultati incoraggianti concentrandosi su quattro priorità chiave: aumentare le vaccinazioni, porre fine alla malnutrizione, fornire istruzione e protezione, anche in situazioni di emergenza”, ha dichiarato Poirier. Ma questo è un modo “distante” dai palazzi del potere centrale di una Europa di burocrati che nel mentre perde di vista la prospettiva generale di propblematiche che poi, per loro natura, si riversano proprio sulla costa nord del Mediterraneo.