Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Da Rudyard Kipling a Piradello per comprendere la verità dei fatti.

di Lorenzo Peluso.

vero

Lo scrittore e premio Nobel Rudyard Kipling sosteneva che: “siamo tutti isole che gridano bugie in un mare di incomprensione”. Un’affermazione che mi ha fatto molto riflettere dopo aver incontrato il mio amico Mimino, così lo chiamano tutti. Con lui ho avuto uno scambio di idee in merito alla recente campagna elettorale a Sanza; al risultato e soprattutto alle affermazioni ed i commenti che tanti, troppi, hanno esternato liberamente e senza misura. Dunque veniamo ai fatti. Per fare chiarezza e non altro. Un altro premio Nobel, il grande Luigi Pirandello, in merito al concetto di comprensione e soprattutto di fraintendimento sosteneva che: “Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”. Credo sia questa la migliore sintesi per spiegare quanto si è propensi a capire, comprendere ed interpretare le parole altrui se non si è propensi ad accettare il punto di vista dell’altro, così come lo si esterna. Dico questo per onorare la verità, quella che ho sempre seguito quale stella polare nel mio modo di agire. Infatti, non ho mai, dico mai, pensato, neppure affermato, che Francesco De Mieri fosse una persona cattiva, malvagia,mediocre. Ho viceversa sempre sostenuto che un atteggiamento di mediocrità, di semplicità, nel condurre le attività amministrative degli ultimi cinque anni a Sanza, ha caratterizzato il lavoro posto in essere dalla precedente amministrazione comunale. Non nego di aver pensato ed esternato questo. Mai lo farei. Non ne avrei neppure motivo. In sintesi le mie riflessioni sono state sempre, dico sempre, rivolte all’azione e mai alla persona. Aggiungo di più. Ciò che ha caratterizzato l’operato dell’amministrazione De Mieri a Sanza è stato, in cinque anni, quel senso di abbandono avvertito, subito, affrontato, che lo stesso De Mieri più volte mi ha esternato tanto in privato che in pubblico. L’abbandono al quale è stato lasciato da quei sostenitori che lo hanno fortemente voluto e poi dal giorno dopo, quando hanno compreso che probabilmente non avrebbero ottenuto ciò che veramente gli poteva interessare, si sono allontanati per poi tornare alla carica tre settimane prima delle elezioni dello scorso 11 giugno, non per dare supporto a quel sindaco lasciato solo, ma solo per contrapposizione verso coloro che a viso aperto invece avevano deciso di sfidarlo in campagna elettorale. In realtà non sono neppure io a fare questa analisi. Tutto ciò infatti è frutto di quella bella intervista che lo stesso De Mieri mi rilasciò il 31 gennaio del 2017 pubblicata qui su quasimezzogiorno.it con il titolo: “A Sanza l’onore delle armi a Franco De Mieri”. In quel articolo, sintetizzavo le parole di Franco De Mieri così: “Esperienza fatta, dunque archiviata per Franco De Mieri. In realtà, a pensarci bene, per uno che non aveva nessuna ambizione in merito, arrivato quasi per caso ad indossare la fascia di primo cittadino, per certi versi poteva essere anche scontata una scelta del genere. Una scelta che arriva dopo cinque anni certo non semplici. Il bilancio di questi anni però è ora che lo facciano i cittadini; questo è certo. Cosa gli devono i cittadini a Franco De Mieri? Gli devono certo la stima che merita una persona perbene. Questo senza dubbio. Un uomo semplice Franco de Mieri; “genuino”, spontaneo. Un uomo “comune” che si è misurato con la mastodontica macchina burocratica che affligge gli enti locali. Un amministratore che, diciamolo, per scelta o per conseguenza, è stato lasciato solo ad interpretare le complicate maglie che ingessano i piccoli comuni”. Un articolo dove raccoglievo lo sfogo di Francesco De Mieri, stanco e deluso da coloro che lo avrebbero dovuto sostenere nell’azione di governo, ma che viceversa nella loro mediocrità, lo avevano lasciato solo quasi per fargli sentire il peso del governo; per metterlo alla prova. De Mieri quindi aveva deciso di non candidarsi più. Io stesso ero ammirato da questa scelta, coraggiosa ma soprattutto consapevole e responsabile. Le cose poi sono andate diversamente. Un ripensamento, un necessario ritorno in pista; insomma la campagna elettorale e dunque la sconfitta. Dal punto di vista umano comprendo l’amarezza di De Mieri. Sono anche certo che se è vera quella sua esternazione fatta in più occasioni: “non vedo l’ora che tutto finisca” allora ora, oggi, Francesco De Mieri si sentirà certo sollevato da tutto questo. Rimane un fatto che deve essere però chiaro a tutti, per quanto riguarda la mia persona: la mia stima personale nei confronti di Franco De Mieri era è resta invariata. L’ho definito sempre una persona per bene; l’ho fatto sempre e non cambio idea. Non cambio idea neppure però, mi sia consentito, su coloro che sono i veri responsabili del fallimento amministrativo di De Mieri, sul loro senso di oppressione interiore che ha poi condizionato in modo mediocre l’agire amministrativo. Caro Franco dalla tua storia personale e dalla tua esperienza tutti abbiamo da imparare qualcosa, nel bene e nel male. L’unico appunto che ti ho fatto, e l’ho fatto di persona, è che avresti potuto lasciare un segno forte nella storia di Sanza con quel gesto di non ricandidarti, hai scelto diversamente e questo va rispettato. Io l’ho rispettato, ora lo rispettino anche coloro che null’altro sanno fare che dare sostanza alle parole di Rudyard Kipling: “siamo tutti isole che gridano bugie in un mare di incomprensione”. Questo spero sia tutto.