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Da oggi, 21 marzo 2011, in vigore la Conciliazione obbligatoria. Intervista al Presidente dell'Ordine forense di Sala Consilina

Sala Consilina – da oggi è entrata in vigore la riforma della giustizia civile che prevede, per molte cause civili, l’obbligo di percorrere la via della conciliazione, davanti ad un mediatore iscritto all’Albo degli organismi di conciliazione del Ministero della giustizia, prima di poter ricorrere al giudice.

Tutto pronto, o quasi, anche presso il Tribunale di Sala Consilina dove l’Ordine degli Avvocati, guidato dal presidente Michele Marcone, sta in queste ore predisponendo gli spazi che saranno destinati alla Camera di conciliazione. Non semplice la gestione di questa nuovo strumento procedurale che in teoria, ma solo in teoria, dovrebbe snellire gli iter processuali in soli quattro mesi. Punto debole della questione, così come dichiara il presidente Marcone, è innanzitutto la figura del Conciliatore. “Ci siamo attivati come Ordine per formare anche qui a Sala Consilina figure specifiche per tali compiti – afferma Marcone – nel frattempo condividiamo la posizione presa, a livello nazionale, dal Consiglio nazionale forense nel chiedere al ministro della Giustizia lo slittamento di un anno dell’entrata in vigore della stessa Conciliazione obbligatoria. Troppe le ragioni oggettive che ne impediscono l’applicazione – continua Marcone – l’Istituto, così come è formulato, innanzitutto esclude gli avvocati, e costituisce un grave impedimento all’accesso dei cittadini alla giustizia” conclude Marcone. Nel mirino degli avvocati infatti è la stessa obbligatorietà del procedimento che causa disservizi. Un momento di svolta per la giustizia in Italia che però nasconde molteplici problematiche soprattutto in merito all’applicazione della stessa norma da parte dei Tribunali e quindi degli ordini forensi che sono inevitabilmente la prima interfaccia con l’utenza. Innanzitutto la preliminare conciliazione non riguarda tutte le cause civili. La riforma, infatti, interessa le cause relative a: diritti reali; divisione e successioni ereditarie; patti di famiglia; locazione; comodato; affitto di aziende; contratti assicurativi, bancari e finanziari; responsabilità medica; diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità. Dal prossimo anno, dal 20 marzo 2012, rientreranno in questa categoria anche le cause condominiali e quelle riguardanti il risarcimento danni da incidenti stradali. Le parti in causa, quindi, devono rivolgersi ad un mediatore, il quale non deve stabilire chi ha ragione o torto, ma cercare di promuovere un accordo amichevole tra i contendenti. Se l’accordo non si trova nel termine massimo di 120 giorni, tanto durerà la procedura, le parti hanno diritto di ricorrere al giudice. Se, invece, una delle parti non accetta la conciliazione o non si presenta all’incontro fissato dal mediatore, la segreteria della Camera di conciliazione consegnerà un verbale di fallita conciliazione per mancanza di adesione della controparte e sarà possibile ricorrere immediatamente al giudice.”Occorre ricordare, infine – aggiunge ancora Marcone – che la stessa procedura ha dei costi. Nello specifico: il mediatore che naturalmente deve essere retribuito. Le spese sono a carico di entrambe le parti e sono fissate in una tabella dal Ministero della Giustizia. Per esempio, se il valore della lite è inferiore a 1.000 euro, le spese per ciascuna parte ammonteranno a 65 euro. Se la lite ha un valore da 10.001 euro a 25.000 euro, le spese saranno di 360 euro. Se il valore della lite va da 50.001 euro a 250.000 euro, le spese ammonteranno a 1000 euro per parte. E così via” conclude Marcone. La norma è in vigore, ma nel frattempo cresce il fronte della protesta da parte di chi si è sempre dichiarato avverso a questa riforma, primi fra tutti quindi gli avvocati.