Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Da Buonabitacolo (SA) ad Herat, in Afghanistan. La storia di Vincenzo Palermo.

di Lorenzo Peluso - inviato in Afghanistan.

Herat – Duecento uomini, un lavoro frenetico, il rumore assordante; i caccia decollano. Gli aviatori dell’Aeronautica Militare Italiana della Joint Air Task Force pianificano nel dettaglio una nuova missione nei cieli dell’Afghanistan. La parola d’ordine è una ed una soltanto: “zero danni collaterali”.

Quattro caccia bombardieri AMX si staccano dal suolo; da controllare ci sono alcune postazioni di elementi ostili che minacciano il transito dei convogli militari ISAF lungo la Ring Road. Un lungo lavoro di intelligence e tanta pianificazione, in tempi rapidi, frutto delle preziose informazioni e delle immagini che i Predator in volo ricognitivo hanno consentito di elaborare al meglio per garantire il massimo supporto al personale sul campo. Ecco come lavorano i militari dell’aviazione italiana. Tanta tecnologia ma soprattutto un’elevata professionalità dei piloti, dei tecnici e dei meccanici. Ebbene si “perché la riuscita di una missione – afferma il Colonnello Francesco Saverio Agresti, comandante della Joint Air Task Force dell’Aeronautica Militare – dipende soprattutto dall’efficienza dei nostri aeromobili che i nostri tecnici, motoristi e meccanici, garantiscono con la loro professionalità”. Vincenzo Palermo è un giovane Sergente di 29 anni. E’ in Aeronautica da dieci anni. Ad aspettarlo a Buonabitacolo, nel salernitano, la mamma, il papà ed una sorella. La moglie invece, per motivi professionali lo attende a Pisa. E’ alla sua prima missione in teatro afghano. Il Sergente Palermo è un tecnico motorista, ha la responsabilità dei motori di quei jet che solcano i cieli fino a 13mila metri di altezza ed a una velocità di mach 2. “Per noi la soddisfazione più grande è quando i nostri piloti dopo una missione complessa e delicata atterrano in pista. Il loro ritorno è la gratificazione del lavoro delicato che ogni giorno facciamo sui nostri velivoli” afferma il Sergente. L’Afghanistan è un teatro complesso che richiede ogni giorno di molteplici interventi della nostra aviazione. “Basti pensare che nel 2013 i nostri aeromobili hanno operato per oltre 6.300 ore di volo – aggiunge Palermo – pensate dunque quanta manutenzione quanto lavoro c’è dietro ogni decollo”. Una passione innata quella di Palermo per l’aviazione. “Era quello che volevo fare da sempre; per chi ama i motori credo che vi siano solo due punti d’arrivo, la Formula 1 per le automobili e l’Aeronautica Militari per il volo. Ecco, io ho scelto quest’ultima perché ho anche l’orgoglio di servire il mio Paese. Ora però devo andare, perdonatemi” conclude Palermo. Il rumore assordante dei motori del caccia AMX che il Colonnello pilota Agresti ha appena avviato ruba la scena. Il Sergente Palermo corre dal suo aeromobile, inizia le verifiche strumentali dei motori prima che il caccia si porti in pista per una nuova missione. Ora non resta che attendere il ritorno e poi affermare: anche questa è fatta.