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Cucchi: “La finale del 2006 è stata la più grande soddisfazione della mia carriera”

di Giuseppina Citera

E’ stato presentato ieri nella biblioteca  comunale “Simone Augelluzzi” di Eboli, “Radiogol” l’ultimo libro di Riccardo Cucchi, giornalista, conduttore e radiocronista italiano che, per più di trent’anni, è stato tra le voci della trasmissione più amata dagli appassionati dello sport nazionale, “Tutto il calcio minuto per minuto”. Ad aprire l’incontro con l’autore, moderato dai giornalisti Gianfranco Stabile e Antonio Elia, sono stati i saluti del sindaco di Eboli Massimo Cariello e l’intervento dell’assessore alla Cultura Angela Lamonica.

 “La radiocronaca è il racconto di dov’è la palla – ha spiegato Cucchi -. I giovani considerano la radio come un mezzo di comunicazione a metà perché non hanno le immagini. Io ascoltavo i radiodrammi. Il mio compito consisteva nel trovare le parole giuste per raccontare l’evento. Il mezzo, inoltre, stimola l’immaginazione come fanno i libri. La differenza con la televisione riguarda la possibilità di avere uno spettatore attivo. La finale del 2006? E’ stata la più grande soddisfazione della mia carriera”.

L’ex radiocronista si è poi soffermato sul volume: “E’ un atto d’amore nei confronti del calcio e della radio. La prima puntata di Tutto il calcio minuto per minuto andò in onda  il 1 gennaio del 1960 e nacque come banco di prova per trasmettere  l’Olimpiade di Roma. L’intuizione di Roberto Bortoluzzi, Sergio Moretti e Sergio Zavoli fu geniale. La federazione ci imponeva solo la trasmissione del secondo tempo perché avrebbe svuotato lo stadio”.

Nel corso della lunga intervista, inoltre, non poteva mancare un pensiero per i radiocronisti Enrico Ameri e Sandro Ciotti: “Sono stati i miei maestri, li ascoltavo con l’album delle figurine davanti. I giovani contare i calci d’angolo e poi dovevamo passare il pizzino a loro. Il radiocronista perfetto dovrebbe essere la sintesi tra le due figure”.

Il giornalista ha espresso la propria opinione anche sulle sospensione dell’ex calciatore Fulvio Collovati dalla Rai, per aver pronunciato alcune frasi sessiste e sulla figura di Wanda Nara: “E’ stata una pessima uscita, non lo avrei fatto più tornare. Ho favorito molte colleghe, le competenze sono legate ad altri fattori. Oggi basta entrare in uno stadio per notare che il 40% degli spettatori sono donne. Wanda Nara? “E’ la prima donna procuratrice di un calciatore. Non ho mai sentito rimproverare Mino Raiola, che ha criticato il commissario tecnico della Nazionale per non aver convocato Mario Balotelli. Non la si può condannare perché è una donna”.

Al termine della sua carriera, inoltre, l’ex radiocronista ha rivelato il suo tifo per la Lazio: “La polisportiva nacque nel 1900, grazie all’intuizione di quattro studenti. I colori bianco e celeste sono stati scelti in onore della bandiera greca. Quando i capitolini hanno vinto lo scudetto del 74’ ero in curva e sentivo la radio. Quella era una squadra innovativa, meritava maggiore gloria”.

Nell’ultima parte dell’intervista, invece, gli sono state poste alcune domande curiose: “Il rigore? Alcuni colleghi parlano di lotteria, ma non mi piace questo termine. E’ un gesto unico perché il giocatore deve essere lucido, individuare il colpo giusto ed osservare i movimenti del portiere. Sandro Ciotti non riuscì a gridare campioni del mondo nel 1994 per il rigore sbagliato da Baggio. Il giocatore più forte? Per eleggerlo non bisogna guardarlo in televisione, ma dal vivo. Oggi abbiamo 24 telecamere e il registra decide cosa farci vedere. Non è la partita che vediamo allo stadio. Maradona è un genio del calcio”.

Chiosa finale dedicata al Var: “Il calcio si è venduto alla televisione. Questa tecnologia non determina un gioco perfetto, gli errori ci saranno sempre. L’arbitro deve interpretare il regolamento per prendere la decisione finale”.

L’evento promosso dall’Agl, Associazione Giornalisti Locali “Lamberti Sorrentino” e dall’amministrazione comunale, rientra nel progetto “Eboli Legge”, che ha come obiettivo fondamentale la promozione della lettura.