Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Cronache quotidiane dalla terra degli “effetti collaterali”

di Lorenzo Peluso

La guerra non può trovare mai alcuna giustificazione. Ci sono guerre però dove non ci sono eserciti, non ci sono battaglie tra soldati. Ci sono guerre dove ci sono solo vittime e carnefici. Ci sono guerre dove le vittime sono sempre e solo civili inermi. Bambini, anziani, donne. Spesso li chiamano addirittura “effetti collaterali”. Come se la vita umana, per sua natura, debba quasi contemplare che può finire, un giorno all’improvviso, per il solo fatto di essere nato in un luogo sbagliato, di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Accade, purtroppo, ed accade troppo spesso. Accade in un paese senza pace da troppo tempo. L’Afghanistan.

Qui, i dati ufficiali parlano chiaro. Il numero dei civili uccisi da attentati kamikaze è aumentato del 46% nei primi 9 mesi dell’anno. Sono numeri che fanno tremare le gambe. Numeri diffusi dal report della missione Onu nel Paese. Dunque non battaglie tra soldati, ma semplicemente attacchi terroristici suicidi che hanno causato 2.343 vittime tra i civili. Dall’inizio dell’anno ad oggi, in totale le vittime civili morte in attacchi, compresi quelli non suicidi sono 3.634. Altre 3.430 persone sono rimaste ferite. Per il 60% circa gli attentati sono attribuiti all’Isis e per il 40% ai Talebani. Un paese senza pace dove l’odio si manifesta contro il bersaglio più ricorrente: la minoranza di religione sciita. Comunque la pensiate, è insopportabile accettare che le vittime più frequenti sono i bambini. Tanto i talebani, tanto i tagliagole del Daesh, scelgono con meticolosa attenzione i loro bersagli. Prese di mira infatti sono sempre più le scuole o comunque le aree di prossimità, la spiegazione è anche semplice: probabilmente per dare maggiore risonanza mediatica alle loro azioni. Certo, un bambino, la morte di un bambino, o decine di bambini contemporaneamente, scuote forse meglio le coscienze del nemico occidentale. Nei primi sei mesi del 2018 l’UNAMA ha registrato 1.355 vittime tra i bambini (363 morti e 992 feriti). Occorre ricordare poi che i bambini rappresentano l’89% delle vittime civili da residui bellici esplosivi. Gli ordigni esplosivi improvvisati (Improvised explosive device o IED) nonostante le migliaia di operazioni di bonifica svolte dai militari della Coalizione internazionale, tra questi gli artificieri italiani, rimangono l’arma letale per eccellenza in Afghanistan, oltre chiaramente agli attentati suicidi. Non c’è area del Paese che viene risparmiata. Dai ripetuti attentati kamikaze a Kabul e nelle principali città di provincia come Jalalabad a Nangarhar, Faryab, Helmand e Kandahar.

Le cronache quotidiane  raccontano di bambini morti o mutilati. Ad oggi poi c’è da registrare il sostanziale fallimento della nuova strategia del presidente americano Donald Trump che dallo scorso agosto aveva autorizzato una maggiore libertà operativa dei marines ed un aumento dei bombardamenti aerei. la risposta talebana e jihadista è stata sostanzialmente una più incisiva campagna di attacchi contro obiettivi diversi come i santuari sciiti, gli uffici dei ministeri, le sedi delle ong, ma anche eventi sportivi e soprattutto scuole e sedi per la registrazione degli elettori in prossimità delle elezioni parlamentari. La missione Onu ha inoltre registrato minacce, rapimenti e uccisioni di candidati e dei loro sostenitori. Ecco dunque la cronaca quotidiana di ciò che accade in Afghanistan.