Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Crisi d’impresa ai tempi del Covid19. Di cosa hanno bisogno le banche.

di Lorenzo Peluso.

A pagare il prezzo più alto della crisi post covid, saranno le piccole imprese italiane. Appare chiaro a tutti, ma con dettagli diversificati, inevitabilemente, tra le diverse tipologie e purtroppo anche dalla diversa dislocazione geografica. Abbiamo fatto il punto con il direttore generale della BCC di Buonabitacolo, Angelo De Luca.

“Secondo un recente rapporto di Cerved che ha analizzato i bilanci, relativi all’anno 2018, di 720 mila società di capitali (che generano un valore aggiunto pari a un terzo del Pil italiano), le imprese italiane potrebbero perdere tra i 270 e i 650 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21, a seconda della durata dell’epidemia e della velocità di reazione del sistema economico italiano – afferma il direttore De Luca – Cerved ha elaborato due scenari: uno più “cauto”, secondo il quale l’emergenza sanitaria durerebbe fino a giugno e sarebbero necessari due mesi per tornare a una situazione di normalità; l’altro “pessimistico”, secondo il quale l’emergenza durerebbe fino alla fine del 2020″ aggiunge De Luca. Comunque vada, ed ora siamo certamente proiettati alla seconda ipotesi, con una prospettiva che addirittura ci spinge all’autunno di quest’anno, la situazione avrà effetti drammatici per le imprese. “La riprova la fornisce anche lo studio del CNDCEC effettuato su dati ISTAT relativi all’anno 2019, dove si evidenzia come le attività economiche di cui è stata disposta la chiusura per fronteggiare l’emergenza epidemiologica avevano contributo alla formazione del PIL dell’anno scorso per il 34,42% (circa 615 miliardi); quelle rientranti in settori per i quali è stata disposta una chiusura parziale, limitata ad alcune attività soltanto, avevano contribuito per il 23,39% (circa 418 miliardi). Numeri che mostrano chiaramente come è facile ipotizzare un crollo del PIL nell’ordine del 60-70% nel periodo di blocco, ossia tra 85 e 100 miliardi per ogni mese di durata del “lockdown”, tenuto conto che anche molte delle attività economiche consentite sono comunque attualmente penalizzate sul lato dei consumi e della domanda” aggiunge il direttore De Luca. La risposta immediata che quindi può contribuire ad alleviare gli effetti è certamente un’iniezione di liquidità nel sistema produttivo italiano. Alle piccole imprese, soprattutto del sud, pesa e peserà ancor di più nelle prossime settimane la crisi di liquidità dovuta da un lato al calo del fatturato, dall’altro ai mancati pagamenti di servizi e forniture già effettuate. “Il rischio reale è innazitutto un contagio finanziario tra imprese quindi, con un effetto a catena sull’intera economia. Gli effetti calmieranti del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 “Cura Italia”, con la possibilità di una moratoria straordinaria dei prestiti e delle linee di credito concesse da banche e intermediari finanziari a micro, piccole e medie imprese, è minimo ed in alcuni casi inconsistente. Si pensi ad esempio alle società per le quali è stato accertato lo stato di dissesto o il rischio di dissesto o lo stato di insolvenza ai sensi della legge fallimentare e del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” commenta il direttore De Luca. Di cosa hanno bisogno dunque le banche, alle quali viene demandato il compito di assistere le imprese? “Di meno burocrazia, innazitutto. E’ necessario un intervento pubblico su un duplice fronte: da un lato per escludere i rischi di insolvenza, consentendo agli istituti di credito di dare credito alle imprese, eliminando tutte quelle norme che mettono le banche nelal condizione di poter essere soggette a sanzioni penali o altro. Dall’altro, è necessario, ad horas, immettere da partte dello Stato, liquidità nel sistema economico, attraverso le banche stesse,  con l’obbligo di concedere gli affidamenti alle imprese per la ripartenza.Per fare questo è necessario sospendere per un periodo di tempo limitato all’emergenza, le norme che impongono tanti vincoli che limitano la sfera d’azione degli istituti di credito: basti pensare alle regole di compliance, che appesantiscono l’istruttoria per la concessione di un credito; alcune norme di Basilea 3 e ai dettami della BCE, che rendono difficile per gli operatori finanziari operare rapidamente e con libertà di movimento in tale contesto emergenziale. Un esempio per tutti: è necessaria la sospensione della segnalazione in centrale rischi, almeno per un periodo di sei mesi delle aziende, per evitare che situazioni contingenti portino alla definitiva fuoriuscita di imprese, sane prime dell’emergenza Covid-19, dal sistema economico” conclude il direttore generale della BCC di Buonabitacolo, Angelo De Luca.