Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Cose d’altri tempi. Nel cuore del Cilento un caso unico al mondo: Sanza.

di Lorenzo Peluso.

La politica si sa, sta vivendo probabilmente una crisi che porta a scrivere una delle pagine peggiori della storia repubblicana del nostro Paese. E’ la disaffezione dei cittadini, nei confronti di una classe dirigente oramai sfiduciata, che rende abissale la distanza dal sistema dei partiti.
Il bipolarismo prima e il malcostume degenerato all’interno dei partiti poi, hanno definitivamente sancito la “morte” del sistema partecipativo da parte dei cittadini alla politica attiva. Quindi, quando le ideologie non fanno più battere i cuori e non emozionano più gli istinti, verrebbe da chiedersi cosa davvero può riavvicinare il popolo alla vita politica. Una domanda a cui certo non è semplice trovare una risposta. Lo è ancor meno se proviamo a riguardare indietro nel tempo quando sul dualismo di una vecchia Democrazia Cristiana e sull’euforia di un rampante Partito Comunista, si sono consumate memorabili pagine di storia con aneddoti e vicende che a sentirle raccontare fanno rivivere l’emozione del momento. Ma questa è un’altra storia. Una storia oramai sepolta dalla incapacità di ritrovarsi sotto un simbolo o meglio ancora in un’idea. Verrebbe quindi da chiedersi, ora, la politica che cosa è? La politica, come sempre, dovrebbe innanzitutto essere partecipazione. La politica dovrebbe quindi essere confronto e perché no anche scontro di idee. Ma se le idee sono simili, se non per certi versi uguali, allora cosa rappresenta la politica? Forse è proprio questo il limite dell’attuale sistema partitico nel nostro Paese. L’appiattimento su un unico piano dei maggiori Partiti, che pur di salvaguardare gli enormi privilegi che nel tempo si sono accaparrati, ora, fingono soltanto una contrapposizione che di fatto è palesemente inesistente, probabilmente questo spiega tutto. Allora da dove ricominciare? Si sa, a volte le cose migliori nascono dal nulla. Gli esempi migliori nascono dal “basso” come si dice spesso di questi tempi. Ed ecco quindi che la fotografia di ciò che, ad esempio, accade in un piccolo paesino del salernitano, noto alla storia per vicende che ne hanno segnato sempre una spiccata vivacità ideologica, può rappresentare un ottimo caso studio per comprendere un fenomeno d’altri tempi. Poco più di 2800 anime, ai piedi del Cervati, Sanza negli anni ’70, quando la vecchia “Balena Bianca” rappresentava il credo ideologico e culturale dell’intero Mezzogiorno, era definita “l’isola rossa” per la sua marcata appartenenza a quel PCI che di li a breve raggiunse la storica quota del 34,4%. A Sanza quella percentuale, per almeno cinque anni sfiorava abbondantemente quota 70%. Scontri, bandiere, manifestazioni, comizi interminabili. Una battaglia di idee e di uomini che a suon di canzoni e filastrocche, senza escludere anche momenti di tensioni con incidenti violenti, in alcuni casi, portarono al 1984 quando, primo caso in Italia si realizzò il compromesso storico tra i due nemici di sempre. Una lista civica tra Dc e PCI contro il nemico comune rappresentato a quell’epoca dal PSI. Primo caso in Italia che anticipò è realizzò il sogno di Berlinguer e di Moro. All’epoca tanto fece parlare l’esperienza maturata in questo piccolo centro dell’entroterra cilentano. Da allora tante cose, forse troppe sono cambiate. Anche a Sanza, certamente. Delle varie sezioni di partito, ora appena resiste quella del Pd. Poi puntualmente, durante i periodi elettorali , ritornano a manifestarsi, a macchia di leopardo, gruppi di appartenenza alle singole componenti di centro destra e centro sinistra. Per le amministrative però è un’altra storia. Ogni cinque anni si riaccende un fuoco di passione e di appartenenza che è davvero difficile trovare altrove. Ogni cinque anni si verifica un fenomeno che oramai è oggetto di curiosità da parte dei paesi vicini ed in molti casi invidiato da molti. Una smisurata passione per le componenti in campo, nei diversi schieramenti, segna in modo plateale ed entusiasmante quel mese o poco più di campagna elettorale che porta al rinnovo della guida cittadina. Accade sempre oramai da oltre quarant’anni. Sono cambiati i vessilli, i colori, gli uomini, in alcuni casi, ma non lo spirito. Straordinari parolieri all’opera per comporre canzonette in rima, che poi vengono musicate, raccontano con le loro filastrocche i fatti personali di candidati ed amministratori. Bandiere, manifesti, striscioni e volantini, colorano ed accendono gli animi di un popolo che si divide, nel vero senso della parola, tra guelfi e ghibellini, con momenti di tensione e di passione. Nulla viene lasciato al caso. I comizi poi, sono davvero roba d’altri tempi. Piazze stracolme di gente che sventolano i vessilli di un’anima che sembra rinascere sotto i colori della propria componente. Un’animosità che mostra nella sua pienezza un senso di rivendicazione non tanto di un’idea ma spesso, probabilmente, solo di contrapposizione. Anziani, adulti, donne e uomini, giovani e bambini. Tutti a mostrare fieri il segno distintivo della propria appartenenza. Un rito collettivo a cui nessuno, davvero nessuno, si sottrae. Famiglie divise ed amici di sempre su fronti contrapposti; nemici ed avversari storici che si sfidano a colpi di pettegolezzi ed a volte anche di ingiurie, in una battaglia che sembra l’ultima della loro vita. Insomma un caso più unico che raro e che meriterebbe non solo di essere raccontato nel dettaglio, ma soprattutto studiato da quei politologi che a forza di analizzare il sistema partitico di un Paese che non c’è più oramai non sanno cos’altro inventarsi per riavvicinare il popolo alle idee. La straordinarietà del caso si concretizza poi con l’esplosione euforica e scintillante dei vincitori e l’amarezza triste dei vinti che però, dal giorno dopo la consultazione elettorale, ritorneranno a tessere l’infinita tela di Penelope in attesa che passino altri cinque anni. Insomma, cose d’altri tempi.