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Coronavirus – I focolai “dimostrano che il virus non è morto”, lo afferma Ippolito.

redazione

I focolai “dimostrano che il virus non è morto. Sono la spia che circola, anche se meno, e poiché circola dobbiamo applicare le banali misure di prevenzione che dovrebbero essere entrate nelle nostre consuetudini. Indossare la mascherina, rispettare le distanze e curare l’igiene delle mani. Bastano queste semplici precauzioni per rendere difficile la vita al virus. I focolai sono la prova che gli basta un niente per avvantaggiarsi”. A spiegarlo è Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’istituto Spallanzani, membro del Comitato tecnico che supporta il governo nelle azioni di contrasto al Covid-19. “Le mascherine sono cadute in disuso, vedo e mi raccontano che sono troppo spesso dimenticate, come se non servissero più. Invece restano fondamentali – aggiunge – Credo che la gente abbia perso fiducia nella scienza. Finché la comunicazione era univoca, “il virus c’è e fa male, punto” i cittadini hanno seguito le raccomandazioni. Poi sono cominciate le divisioni e la confusione può aver creato un rilassamento nei comportamenti che invece sono fondamentali per tenere a bada il virus”. Nella giornata di ieri dopo diversi giorni di aumento, sono tornati a calare in Italia i nuovi positivi registrati in 24 ore al virus SARS-CoV-2 che provoca la COVID-19. Secondo i dati del ministero della Salute, i nuovi esposti al coronavirus sono 192 (sabatoi 235), con 37.472 tamponi fatti (sabato 52.011, dunque molti di più). I morti, sempre in 24 ore, sono 7. I dimessi sono +164. La diminuzione dei nuovi positivi, che potrebbe essere dovuto a un minore “tamponamento”, è un fenomeno che si osserva generalmente di domenica.